La signora vecchia, quella bianconera

Di   30 Gennaio 2011
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Giancarlo Padoan via il Fatto Quotidiano

Il punto non è sapere di chi sia la colpa, perché ognuno ha il proprio colpevole e un carico di responsabilità da addossargli (per la cronaca, la maggioranza dei tifosi se la prende con l’allenatore Gigi Delneri). Il punto non è nemmeno sapere se è una questione di soldi, perché è chiaro a tutti che lo è, ma bisogna pure sapere che in due stagioni la dirigenza ha investito oltre 100 milioni di euro, rientrando di meno della metà (per la cronaca, i più intransigenti accusano John Elkann di tenere chiusa la cassa ai bisogni del cugino Andrea).

Il punto non è neppure stabilire quali siano stati gli errori più grossi, perché prima li ha fatti Blanc (quand’era uno e trino) e adesso li sta facendo Andrea Agnelli (per la cronaca, è presidente da otto mesi, però la necessità di avallare le scelte altrui, Marotta e Delneri per intenderci, non gli sta giovando).
Il punto, infine, è che dall’estesissima Piazza Italia, dove soggiorna in servizio permanente effettivo almeno uno juventino di provata fede, non c’è più nessuno che sappia a chi votarsi: questa non è più la Juve, ma la squadra di Fantozzi.
Una roba da ridere se non ci fosse da piangere. Perché si può scherzare su tutto (Santi e sicofanti), ma non sul calcio e su Centofanti, dal nome di un non proverbiale terzino di quando l’Inter sembrava la Juve di adesso.

Com’è la Juve di adesso? Una Juve che da tre stagioni va in crisi tra gennaio e febbraio e sempre in coincidenza con l’eliminazione dalla Coppa Italia. Claudio Ranieri, il solo in grado di centrare l’accesso alla Champions League senza affanni, incrinò i rapporti interni proprio facendosi eliminare dalla Lazio in casa. Ciro Ferrara venne esonerato esattamente un anno fa (era il 29 gennaio) guardacaso dopo la sconfitta nei quarti con l’Inter. Giovedì sera, alla fine, hanno fischiato anche i tifosi che, al contrario, avevano chiamato i calciatori della Juve sotto la curva nonostante la sconfitta interna con il Palermo (era appena la quarta giornata). Segnale chiaro: alla Coppa Italia ci credevano e ci tenevano tutti, e non da oggi. Cosa significa? Che alla Juve l’ultimo degli obiettivi stagionali è diventato il primo, forse l’unico.