Ma i blogger sono giornalisti?

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Ma i blogger sono giornalisti? E quanto è credibile l’ informazione che essi producono? Le domande vengono riproposte questa volta da una ricerca condotta da PRWeek e PRNewswire, due delle principali testate online di pubbliche relazioni, secondo cui il 52% dei blogger americani si considerano giornalisti L’ ultima volta che era stato fatto un sondaggio del genere la percentuale era più o meno il 33%.

La domanda comunque – rileva Jeremy Porter su Blog.journalistics.com –, non è tanto perché sempre più blogger si considerino giornalisti (certo, per i principianti fa cool essere un giornalista), ma quanto è credibile la loro informazione?

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A picco i profitti dei giornali USA

Via LSDI Mentre le vendite sono crollate di circa il 27,4% negli ultimi due anni, i profitti delle aziende editoriali di quotidiani negli Usa sono scesi 1,7 volte di più. Lo rileva Alan Mutter in una delle sue Reflections of Newsosaur, citando un’ analisi dei bilanci pubblicati dagli editori. Una media del 45,9% di calo … Leggi tutto

Perchè molti giornalisti hanno paura di internet

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E’ interessante chiedersi perché alcuni giornalisti vedono internet come una opportunità per reinventare il proprio mestiere (e ci lavorano concretamente), mentre altri si lanciano in anatemi terrificanti e sterili. Due culture del giornalismo, di fatto, una delle quali vede internet come una minaccia assoluta che rimetterebbe in causa non soltanto il monopolio dell’ informazione, quanto le basi stesse dello status e della legittimità sociale dei giornalisti professionali, mentre l’ altra vi scorge un terreno avventuroso, in cui tutto deve essere ricostruito ma in cui c’ è posto per tutti, se si accetta questo cambiamento formidabile della regola del gioco…

«L’ allargamento dell’ accesso allo spazio pubblico su Internet ha in qualche modo comportato un abbassamento degli obblighi di distanza che hanno fondato le forme del discorso pubblico (politica, giornalismo, mondo intellettuale) piazzandolo nell’ orizzonte regolatore della ragione, dell’ autocontrollo, dell’ argomentazione e dal distacco rispetto agli interessi particolari […] Internet ci ha insegnato che, per allargare il cerchio dell’ espressione pubblica, è necessario tollerare delle enunciazioni in prima persona, dei punti di vista stentorei e delle voci flebili, dei colpi di tosse, delle affermazioni perentorie, delle idee azzardate, poetiche, strampalate, ridicole e vibranti. »

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Anche dagli USA partono appelli contro lo sfruttamento dei giornalisti

Via LSDI

I giornalisti devono smetterla di partecipare al loro stesso sfruttamento lavorando per una miseria o, peggio, offrendo gratis il loro lavoro. E devono ribadire, tutti insieme, la statura della loro professione. La ragione è semplice: se non danno loro valore a quello che fanno, non lo farà certo nessun altro.

Dovete  dire no a chi vi invita a lavorare per niente promettendo solo il compenso di un vago mettersi in mostra. Inviti che, soprendentemente (o bisognerebbe dire scandalosamente?) vengono da persone che vengono pagate per il loro lavoro da organizzazioni più o meno profit. Invece di un semplice no, però, io direi loro qualcosa come:

Il Giornalismo di qualità richiede addestramento, tempo e tenacia. Sebbene sia facile riempire gli spazi con parole, immagini e video che vengono prodotti velocemente e a basso prezzo, il giornalismo di bassa lega è l’ equivalente delle calorie ‘’sporche’’.

Più calorie sporche consumi e più stai male. Non sarebbe bello per la nostra democrazia – per non parlare della nostra autoconsiderazione di giornalisti – se dovessimo cercare di nutrire la conversazione pubblica a livello locale, statale e federale con l’ equivalente giornalistico di Ding Dongs e McNuggets.

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I memoriali delle torture

Via LSDI Su Lsdi e Giornalismo e democrazia la traduzione integrale dei memorandum del Dipartimento della giustizia Usa sui metodi ‘’duri’’ di interrogatorio della Cia resi pubblici da Obama – Il Freedom Of Information Act (FOIA) e la pessima situazione italiana – Il giornalismo italiano è più dedito alle opinioni che ai fatti. E non … Leggi tutto

Dell’inutilità sociale dei giornalisti odierni

Via LSDI, Via Thierry Crouzet

Immagine de Il giornalaio
Immagine de Il giornalaio

Si è imposto un postulato: abbiamo bisogno di seguire l’ attualità per vivere, la democrazia non può esistere se non a questo prezzo, la stampa è una necessità sociale… Come se non fossero esistite delle società senza la stampa, che è una invenzione piuttosto recente. I videogiochi mi sembrano anch’ essi altrettanto vitali, oggi. Se non di più. E non parlo del football.

Giornalista
Qualcuno che scrive qualcosa che qualsiasi altro giornalista avrebbe potuto scrivere. Ricevere un comunicato o un’ agenzia, fare tre o quattro colpi di telefono, sfornare quattro righe che si tengono in piedi è un mestiere quasi meccanico che non richiede un particolare talento.

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100.000 parole al giorno

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L’americano medio consuma 34 gigabyte di informazioni al giorno: il 350% in più rispetto a trent’anni fa. Il curioso conteggio è stato fatto da alcuni ricercatori di un ateneo californiano, secondo cui i cittadini degli Stati Uniti sono a contatto quotidiano circa 100 mila parole tra giornali, programmi televisivi e Internet.

Un interessante riferimento per fare un paragone: il romanzo “Guerra e Pace” di Tolstoi contiene circa 460 mila parole. La maggior parte delle informazioni, comunque, non viene acquisita leggendo libri, ma soprattutto attraverso la televisione, il cui consumo medio giornaliero è di 5 ore al giorno. Al secondo posto c’è la radio, alla quale gli americani dedicano mediamente 2,2 ore al giorno. In terza posizione si piazza il computer, usato poco meno di due ore ogni giorno. Si gioca ai videogames per circa un’ora e, all’ultimo posto, con 36 minuti, troviamo la lettura.

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Una carta europea del giornalismo partecipativo

Via LSDI Riconoscere, diffondere e rafforzare il protagonismo dei cittadini nella sfera pubblica fornendo loro il mezzo necessario per farsi ascoltare dalle istituzioni, a tutti i livelli: nazionale, locale ed europeo. Questo l’ obbiettivo di fondo della Carta europea del giornalismo partecipativo, illustrata l’ altra sera a Bologna in occasione della presentazione dei primi lavori … Leggi tutto

Segni dei tempi: chiude Editor & Publisher

Via LSDI Editor and Publisher, la ‘’bibbia’’ del settore dei quotidiani Usa, chiuderà il 31 dicembre, dopo 125 anni di attività. Lo segnala Reflexion of Newsosaurus, spiegando che la rivista e il sito web, così come la Kirkus Book Reviews, non sono state incluse nella cessione di un pugno di pubblicazioni annunciata ieri dalla proprietà, … Leggi tutto

I 12 passi del recupero

Via Lsdi Lsdi ha curato l’ edizione italiana di questo ‘’Manifesto’’ realizzato da un freelance canadese in stile ‘’alcolisti anonimi’’ per far uscire i ‘’pigisti’’ (quelli che chiamiamo collaboratori esterni) dalla percezione di disadattamento, di inferiorità e di ambiguità che spesso li paralizza. E convincerli a ‘’liberare’’ tutto il ‘’loro potenziale’’ –‘’ Freelance è bello’’ … Leggi tutto