4 gennaio, 2012
Italia, Media
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Franco Abruzzo nota che qualcosa non quadra nell’intervento del presidente ODG sulla questione dei pubblicisti
Chi ha frequentato le facoltà di giurisprudenza o di Scienze politiche sostiene nel primo anno l’esame di Diritto costituzionale o di Diritto pubblico e, quindi, sa perfettamente che le leggi hanno un cappello che guida la lettura di tutto l’articolato. Questo principio è stato rispettato dal Governo Berlusconi quando ha varato il dl 138/2001 convertito dal Parlamento con la legge 148/2001. Questa legge è importante perché contiene un articolo 3, comma 5, che disegna la più radicale riforma degli ordinamenti professionali dopo 30 anni di dibattito. Va letto in simbiosi con le direttive comunitarie che dal 1988 in poi richiedono ai professionisti una laurea almeno triennale e un “esame attitudinale” (equivalente al nostro esame di Stato previsto dall’articolo 33, V comma, della Costituzione, per “l’abilitazione all’esercizio professionale”). E’ altresì noto che le direttive comunitarie prevalgano sulla normativa interna o nazionale. Per quanto riguarda l’Ordine dei giornalisti l’Europa ne ha previsto la legittimità (in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5828) al pari della Corte costituzionale (sentenza 11/1968 in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5813).
Oggi Enzo Iacopino, con un lunghissimo articolo, omissivo in alcune parti essenziali, tenta di dimostrare che i dl 138, 183 e 201/2011 non parlano dell’esame di stato e scrive testualmente nell’articolo pubblicato qui sotto: “La legge in vigore prevede l’abrogazione delle norme esistenti solo nelle parti che sono in conflitto con le lettere da a) a g) dell’articolo 33 (?, ndr) comma 5. Il legislatore non ha scritto, ad esempio, che vengono abrogate le norme che siano in contrasto con quanto previsto dall’articolo 33 (?, ndr) comma 5 fino alla lettera g) compresa. Ma solo con quanto dettato dalle lettere da a) a g). Il primo capoverso del comma 5, dunque, non è richiamato: era questo che faceva riferimento all’esame di Stato ed è questo che aveva indotto i colleghi pubblicisti ad una ribellione sacrosanta, che ho cercato di rappresentare al presidente Monti, pubblicamente nel corso della conferenza stampa e, sia pur brevemente, in privato”. Ma cosa dice il preambolo/premessa denominato “comma 5”? Eccone il testo:
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25 maggio, 2011
Diritti, Italia
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Via Corriere.it
Il gup del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha rinviato a giudizio i sette componenti della commissione Grandi Rischi con l’accusa di omicidio colposo plurimo e lesioni in riferimento al terremoto avvenuto all’Aquila il 6 aprile 2009. L’udienza è stata fissata per il 20 settembre prossimo.
Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi; Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile; Enzo Boschi, presidente dell’Ingv; Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti; Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case; Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova, e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
L’accusa di omicidio colposo riguarda il mancato allarme per il sisma: nei giorni precedenti al disastroso terremoto del 6 aprile 2009 all’Aquila, la commissione si era riunita ma aveva stabilito che non vi fosse la necessità di diffondere segnali di allerta, malgrado diversi fenomeni sismici ripetutamente segnalati dalla popolazione fossero stati interpretati da alcuni esperti come un probabile segnale di un forte sisma imminente.
6 aprile, 2011
Italia
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26 luglio, 2010
Pensieri, Sport
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L’Aquila Rugby 1936 vuole proseguire il suo cammino, quale simbolo di speranza per la rinascita della Città intera, ma per farlo ha bisogno del vostro sostegno. Il pronto intervento della Federazione Italiana Rugby ci ha permesso la scorsa stagione di allenarci presso gli Impianti Sportivi dell’Acqua Acetosa, non distante dalla nostra Città dove tutti noi vogliamo tornare e ricostruire.
In questi mesi la squadra, con enormi difficoltà, si è trasferita ad Avezzano, in attesa di poter rientrare a L’Aquila, dove il campo di Acquasanta versa in pessime condizioni dopo aver ospitato un campo di accoglienza. La società, nonostante le tante difficoltà, sta lavorando per progetti tecnici ed organizzativi sempre più ambiziosi, con una particolare attenzione rivolta al sociale. Abbiamo bisogno del contributo sostanziale di tutti coloro che vogliono bene al rugby e in particolare al rugby aquilano.
Chiunque volesse dare il proprio contributo può farlo utilizzando il conto corrente presso la Cassa di Risparmio dell’Aquila
6 aprile, 2010
Internet, Italia, Pensieri
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Via Paolo Attivissimo
Repubblica, La Stampa, Euronews.net, Excite.it e altri segnalano e ripetono a pappagallo e con indignazione la lamentela di CNRmedia, che osserva che in Google Street View le immagini mostrano L’Aquila ancora intatta e chiede a Google di aggiornare le mappature. La Stampa critica Google dicendo che “la multinazionale di Mountain View non si è mai accorta del sisma del 6 aprile” e parla di “aggiornamento che la multinazionale USA dai dividendi miliardari non ha ancora avuto tempo, soldi e il buongusto di effettuare”.
Nessuno che si ferma un nanosecondo a chiedere come diamine farebbe Google ad aggiornare le immagini. Forse questi signori non hanno ben capito come funziona Google Street View. Cosa pretendono, che Google mandi le proprie automobili dotate di fotocamere in giro per le strade della città disastrata e ancora ad accesso limitato? Bah. Si lamentano della mancanza di buongusto di Google, ma non della mancanza di buon gusto dimostrata dal non informarsi prima di lagnarsi a vanvera.
9 marzo, 2010
Italia
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14 febbraio, 2010
Italia, Pensieri
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Via Bellaciao

Al grido di “Riprendiamoci la città” un gruppo di circa 300 aquilani ha forzato il blocco dell’esercito nella zona rossa. La polizia prima ha cercato di contenere i manifestanti, ma poi li ha assecondati limitandosi a un controllo del corteo che ha marciato verso piazza Palazzo, sotto la sede del Comune.
I cittadini sono saliti sulle montagne di macerie che ancora ingombrano la piazza e hanno ribadito che dopo 10 mesi non si è mosso nulla per ricostruire la città. Indossano magliette ed espongono cartelloni con la scritta: “6 aprile, 3.32, io non ridevo”. Ogni cittadino ha poi portato via dalla piazza una pietra, un pezzo di tegola, un pezzo di detrito. Un modo simbolico per dire: “La città dalle macerie la liberiamo noi”.
12 febbraio, 2010
Pensieri
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Scrive Giustino Parisse, giornalista de Il Centro, che nel sisma ha perso due figli e il padre
Il sei aprile, alle 4 di mattina, mentre io cercavo disperatamente e inutilmente di tirar fuori dalle macerie i miei due figli e mio padre, c’era chi, a poche centinaia di chilometri di distanza, dentro il suo letto, rigirandosi fra le lenzuola, rideva. Rideva della tragedia di una città, rideva di oltre trecento morti, rideva di gente impaurita che scappava dai luoghi della vita e che addosso aveva al massimo un pigiama e un paio di pantofole. All’Aquila, quelle risate per fortuna non le ha sentite nessuno. In quella notte, appena rischiarata dalla luna, tutti noi siamo sprofondati nel silenzio della morte.
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