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Vittorio Pasteris

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La Rosarno dell’informazione passa da Torino

* 30 aprile, 2010 * Diritti, Media * 0 commenti

Via LoSpiffero

La vertenza nata a La Stampa circa la nuova iniziativa sul web dedicata ai quartieri non fa passi in avanti e pare risvegliare solo un tiepido interesse di pochi. Ieri vi è stato un nuovo incontro fra direzione e cdr, ma senza esiti. Le trattative sul contratto integrativo restano congelate.

Ma il progetto, subito bloccato, di mandare nei quartieri una mini-troupe con telecamera e regista per produrre piccoli servizi registrati sui problemi locali, progetto non concordato con il cdr, ha messo in luce il sistema di produzione delle nuove pagine dedicate ai quartieri, coordinate – è vero – da una cronista da pochi anni a La Stampa, ma affidate a una decina di giovani volenterosi non contrattualizzati, non iscritti né all’albo dei pubblicisti, né tanto meno a quello dei giornalisti.

La cosa – che in un non lontano passato avrebbe provocato duri interventi del sindacato e minacce di scioperi – ha fatto comunque storcere il naso a più di un redattore, senza peraltro andare al di la di un silenziato mugugno a testa bassa. Una reazione discreta giustificabile dalla difficile situazione del giornale e dalle decine di prepensionamenti previsti.

Ma quello che ha stupito maggiormente, a parte l’evidente abusivismo tollerato, è il compenso che sarebbe versato – e che ufficialmente è negato – per ogni pezzo pubblicato, ai dieci collaboratori di “Quartieri”: si parla di 8 euro lordi, cioè di poco più di 6 euro netti. «A fare bene i conti – si lascia scappare un redattore che preferisce l’anonimato – è poco più della paga dei clandestini raccoglitori di frutta che si sono rivoltati a Rosarno e che proprio noi abbiamo stigmatizzato con numerosi servizi sul giornale: dopo lo sfruttamento in agricoltura abbiamo inventato anche quello nel giornalismo».

Però c’era la salute.

* 13 ottobre, 2009 * Diritti, Pensieri * 0 commenti

Filippo Facci racconta la sua carriera giornalistica in un lungo post. In questi giorni esce per Mondadori Di Pietro – La storia vera scritto da Filippo Facci.

Nell’insieme: lavoravo da abusivo per il giornale dei ladri, ero disprezzato dai colleghi e da chiunque in quel periodo sapesse dove scrivevo, completamente gratis, in teoria non potevo neppure entrare in redazione e sotto i miei articoli c’era la firma di un altro.

Però c’era la salute.

I giornalisti di serie C

* 24 giugno, 2009 * Diritti, Media * 0 commenti

Via Fasi Press

Esistono anche i “giornalisti di serie C”, ma il contratto e parte della categoria fanno finta di non saperlo. Basta con i colleghi che sfruttano altri colleghi. Il nostro servizio legale è pronto per difendere i diritti di chi è sfruttato.

Tutti noi lo sappiamo bene. Esistono ancora colleghi sottopagati, altri senza contratto, altri ancora privi delle garanzie previdenziali o sanitarie, tutti senza orario né giorni di riposo. Siamo ai colleghi di serie C. Gli ispettori dell’Inpgi conoscono bene queste situazioni, per averle individuate nel loro lodevole lavoro di vigilanza. E ogni volta le hanno segnalate e sanzionate.

Chi vuol sapere, conosce benissimo quanto siano ben diverse le condizioni di questi colleghi che lavorano accanto ai “garantiti”. Sia chiaro, non intendiamo togliere nulla a nessuno. Chi è bravo va pagato per la sua professionalità. Riteniamo però che si debbano considerare seriamente i diritti dei colleghi precari, dei freelance, di chi attende un lavoro e magari si vede scavalcato da altri. Non intendiamo togliere nulla a nessuno ma far dare a chi non ha ancora. Altrimenti ogni dichiarazione sulla serie A, B o serie C è pura demagogia.

I forzati del web atterrano sul pianeta dell’informazione

* 16 giugno, 2009 * Economia, Internet, Media * 0 commenti

Via LSDI

’’OS, Operai Specializzati’’, ‘’forzati’’ dell’ informazione, ‘’pakistani del web’’: le immagini usate qualche giorno fa da Xavier Ternisien su le Monde per descrivere i giornalisti dei siti web*  sembrano a Benoit Raphael – un acuto osservatore francese di quello che accade nell’ online – una semplificazione eccessiva e una forzatura caricaturale della situazione del giornalismo online.

Quell’ articolo – scrive Raphael sul suo blog – evita in modo troppo evidente la necessaria rimessa in questione del vecchio modello di giornalismo  legato all’ industria della stampa per permetterci, noi professionisti dell’ informazione sul web, di discutere in maniera seria della questione: che cos’ è il giornalismo oggi? Quali sono i suoi nuovi ritmi, i suoi obbiettivi, le sue frontiere, le sue contraddizioni? Quale spazio danno i giornali cartacei, oggi in questa fase di crisi, alla loro necessaria mutazione?

E allora, dice Raphael, ‘’proviamo a mettere i piedi nel piatto’’

1- Precarietà, salari: dire che un giornalista è mal pagato, senza contestualizzare, non vuol dire niente.
E’ tutto il modello della stampa online e offline che bisogna prendere in esame, perché gli ‘’OS’’ dell’ informazione li si trova sulla carta stampata, nelle tv, in radio come sul web, da anni. Le griglie salariali variano secondo i media e secondo il loro modello economico.
2- Per esempio: che bisogno abbiamo di pagare (anche se male) dei giornalisti per riprendere e riconfezionare dei takes dell’ AFP o della Reuters?
3- Il paesaggio dell’ informazione è cambiato! L’ informazione  ha accelerato e si è tecnicamete scissa in due.