Rispettare la fila, grazie

Di   6 Giugno 2008
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Via il Barbiere della Sera


Ci sono ‘giovani’ giornalisti che a quasi quarant’anni vedono tutti i giorni altri giovani giornalisti entrare nelle redazioni come stagisti di nome, ma come redattori di fatto. Ci sono altri giovani giornalisti che collaborano per quotidiani e vengono pagati 2 euro lordi (credetemi succede) ad articolo. E ci sono giovani giornalisti che diventano professionisti senza aver mai scritto un pezzo in vita loro, o essere stati sulla strada a mangiare la polvere, come invece hanno fatto altri ragazzi come loro.
Ugualmente laureati, ma con un’esperienza a volte decennale sulle spalle e la consapevolezza che non avranno mai un posto da professionista. Perché gli editori, potendo approfittare di un mercato praticamente a costo zero dovrebbero assumerli? Sicuramente preferiscono quelli che sono disposti anche a non percepire un centesimo pur di entrare a vario titolo in una redazione. Perché alla fine è proprio questo il problema. Fare il giornalista è un LAVORO, non è un’attività extracurriculare che fa punteggio per la laurea. E il lavoro per non farla tanto lunga è “occupare il tempo nel fare qualcosa, traendone un vantaggio economico”.

Voi soprattutto. Perché siete massa di manovra di editori sempre più disposti ad ammazzare le regole che governano questa professione, e invisi a chi, dopo anni di gavetta e in attesa di un contratto, vi vede al suo posto e per di più a costo zero.
Ci rimette anche la vostra professionalità, perché invece di andare a cercare la notizia per strada, crescete rimpastando agenzie e cucinando le pagine delle brevi, magari pensando che quello sia fare il giornalista.
Il sindacato? Tace. E’ correo con gli editori di questo stato di fatto. Troppo indulgenti i comitati di redazione, poco attenta la Fnsi. L’ordine ha reagito. Ha reagito per salvare una professione, ma anche per dare una scossa a questo sistema che è da rivedere, anche e soprattutto nel vostro interesse. Ma c’è bisogno del contributo di tutti, soprattutto nel sindacato, se volete avere qualche speranza.