La piaga delle tesi clonate: cosa fare per andare oltre

Di   14 Febbraio 2009
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fotocopiatriceQuasi cinque anni il bloggante rimase coinvolto suo malgrado nella  storia più conosciuta in rete di clonazione di una tesi di laurea. Breve racconto. Una studentessa che sigleremo CG presentò una buona tesi sui blog che ai tempi erano una discreta novità. Sembrava una persona affidabile; il lavoro era buono. Si decise allora di darle visibilità e di pubblicarla  in Netmanager in cui pubblicavamo lavori monografici in ebook in pdf.

Dopo un mesetto esplode il putiferio: Monia autrice di una tesi analoga scrive sul suo blog che l’ebook è un clone parziale della sua tesi chiamando a correo l’autrice e il curatore, il sottoscritto bloggante. La cosa fece grande rumore in rete … Google ne tiene robusta traccia anche se molti post come la denuncia originaria di Monia si sono persi.

Per parte personale cercai Monia, le spiegai la cosa, ci capimmo in breve, in parte la rete stessa mi aveva difeso: essere conosciuti come persona onesta e seria non è un otional. Monia comprese e poi ci siamo anche visti in una specie di Carramba che Sorpresa.

Diverso il destino di CG perchè, dato il rumore che aveva generato la sua storia, l’Universita si mosse per disconoscere la sua laurea perchè frutto di un falso. La tesi secondo il regolamento universitario deve essere un atto originale, in effetti quella pareva un po’ poco originale.

A seguire ci fu una “forte manovra di sensibilizzazione degli studenti” diciamo pure “terrorismo psicologico” sul tema del plagio delle tesi di laurea che ha portato a galla un fenomeno che si sentiva esistere, ma che non era mai stato analizzato coscientemente.

Dopo l’accaduto il bloggante fu consultato, in un ruolo  ibrido fra l’eroe e il pirla, per avere qualche idea per evitare ripetersi di situazioni del genere. Oltre alla necessità di disseminare cultura sul tema del plagio e dei diritti degli autori, l’unica azione certa come deterrente sarebbe di iniziare a pubblicare tutte le tesi online, poi Google e i suoi simili servirebbero come deterrenti.

Sapendo di essere pubblicati nel contesto di internet e non di fumose biblioteche impolverate e non indicizzabili, i potenziali clonatori ci penserebbero 10 volte prima di usare più volte “copia” e “incolla”. Mettere le tesi online integralmente permetterebbe anche di capire meglio la qualità del lavoro di tesisti e relatori, dove vanno gli intereressi di chi ricerca, creerebbe dei link fa persone che forse non si conoscono: un piccolo social network delle tesi e della ricerca in più: forse vale la pena di provarci ? Lo sforzo economico non è enorme dato che oramai le tesi vengono consegnate nelle segreterie in versione cartacea e digitale

A quel punto relatore e commissione potrebbero portarsele a spasso in un comodo ebook reader rendendo tutto più semplice e utilizzabile.