Le afflizioni del pendolare AV TO-MI

Di   8 Novembre 2009
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Via Pendolando

1) Perdita del segnale GPS
Un treno Alta Velocità può fermarsi in mezzo ai campi adducendo diverse scuse. Di tutte le motivazioni dichiarabili dal personale di bordo, quella che atterrisce di più il pendolare TAV è quella che tira in ballo il GPS. Pare che un treno AV, senza GPS, non vada da nessuna parte…
Sentire che “Il treno è fermo per problemi al segnale GPS” significa che sei nelle mani di Nostra Signora dei Pendolari, perchè il segnale può tornare, ma anche no. Se non torna, stai fermo sulla rampa AV (magari anche inclinato perchè eri in curva) fino a quando un treno rimorchio del 1855 a vapore non viene a prenderti e ti trascina ai 20 km/h fino alla stazione AV più vicina.

2) Invasione delle scolaresche
Con la primavera non escono soltanto i fiori nei prati ma anche le scolaresche nelle banchine delle stazioni. E’ un fenomeno documentato: vengono su dal cemento a stormi da un giorno all’altro. E non prendono più i treni regionali come ai miei tempi: viaggiano solo sui Frecciarossa.
La scolaresca al binario implica di norma, oltre alla cronica difficoltà nel trovare un posto a sedere, anche diversi tipi di danni all’udito nonchè traumi al sistema nervoso a seconda della fascia di età coinvolta:

  • Scuole elementari: perdita temporanea o totale dell’udito ( eventualmente allucinazioni visive con Gormiti)
  • Scuole medie: perdita tout court della volontà di riprodursi in questo pianeta (stati di profonda ansia rispetto al futuro della propria prole nel caso sia troppo tardi)
  • Scuole superiori: disturbo della personalità del pendolare, stati confusionali e perdita della memoria, allorchè scopre che la vita degli adolescenti di oggi è fatta sopratutto da ”Amici” “Grandi Fratelli” e altri prodotti televisivi.

3) Il Posto prenotato (da un’altro)

Sui treni AV l’abbonamento mensile (218.50€) non dà al pendolare la garanzia del posto a sedere, devi anche prenotare il posto (3€ a viaggio) se vuoi quella garanzia. Questo significa che ogni abbonato che non vuole/può farsi la prenotazione ad ogni viaggio, quando sale sul treno, si trova nella bizzarra condizione di avere a disposizione allo stesso tempo tutti e nessun posto a sedere.

Quando il pendolare si installa timidamente nel suo-ma-forse-di-un-altro posto, è colto subito da un senso di precarietà e di instabilità psicologica, mista a sensi di colpa e dinamiche di contro-transfert con il proprio (si fa per dire) sedile, che si diradano con il passare dei minuti. Fino a quando cioè il treno è già partito da un pò, e diventa sempre meno probabile che qualcuno venga a rivendicare il suo posto.
Ed è proprio a quel punto, quando sei rilassato e inizi a sentirti padrone del tuo spazietto, che arriva lui, il viaggiatore occasionale col biglietto in mano.
Lo riconosci da lontano che scruta i numeri dei sedili confrontandoli con quelli sul suo biglietto. A volte lo fa su tutta la lunghezza del vagone, seminando ansia e impazienza su tutti i pendolari in attesa.

Alla fine ti si ferma davanti e dice: “Io avrei quel posto. Lei quale aveva?”  Io? – Tutti e nessun posto. Sono un abbonato Trenitalia…”