Bollettino dello disastro finanziario del 4-5 febbraio

Di   5 Febbraio 2010
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Via Sole24Ore

I timori sullo stato dell’economia dei paesi dell’Eurozona, come Grecia, Spagna e Portogallo (reduce dal flop di un’asta di titoli di stato) hanno alimentato le vendite sui listini mondiali. A Wall Street l’S&P 500 ha lasciato sul terreno il 3,11%, il Dow Jones il 2,61% e il Nasdaq il 2,99%. I listini hanno scontato, oltre alle preoccupazioni per il debito dei paesi europei, l’aumento a sorpresa delle richieste di disoccupazione.

Stesso segno in Europa: l’indice Eurostoxx 600 ha perso oltre il 3%. Il Vecchio Continente ha visto andare in fumo circa 128 miliardi di euro in termini di capitalizzazione. Madrid la piazza peggiore, con un tonfo del 5,94%. Oggi il Tesoro spagnolo ha venduto titoli di stato per 2,5 miliardi di euro con scadenza 2013. La domanda è stata buona (quasi il doppio dell’offerta) , ma Madrid ha dovuto pagare un tasso piuttosto salato. Il rendimento medio infatti è stato del 2,63 per cento, contro il 2,14% dell’ultima asta del 3 dicembre.

Ieri il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, aveva affermato che Spagna e Portogallo hanno «problemi comuni» con la Grecia (il cui piano di rientro dai debiti ha avuto il via libera dalla commissione Ue) oggi è stata la volta del direttore del Fmi, Dominique Strauss Kahn, che ha dichiarato che la crisi spagnola è «molto forte». Solo ieri, Deutsche Bank, nella presentazione dell’outlook 2010 sull’economia, aveva messo in allerta nei confronti della situazione debitoria di molti Stati europei, evidenziando il problema Madrid, un Paese la cui crescita è stata costruita sulla bolla immobiliare e dove la disoccupazione è vicina al 20%. «Il vero pericolo potrebbe venire dalla Spagna, che è un Paese ben più importante della Grecia», aveva spiegato Luigi Sottile, responsabile delle gestioni patrimoniali in Italia, «se la Spagna andasse in gravi difficoltà, e qualche segnale c’è, potrebbe essere un rischio più alto per il sistema di quello che stiamo vedendo oggi con la Grecia».