Aziende editoriali, contributi statali, trasparenza, irregolarità diffuse

Di   11 Febbraio 2010
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Fasi Press pubblica una interessante lettera che apre una  riflessione sulla necessità di non dare denaro pubblico e richiedere indietro quello dato in passato in caso che non siano verificate condizioni di legalità nell’atteggiamento degli editori.

“Nei giorni scorsi il Governo ha anticipato che chiederà alle banche la pubblicazione degli stipendi e dei benefit dei loro dirigenti. La norma dovrebbe far parte del decreto Milleproroghe (in discussione proprio in questi giorni) darebbe corpo ad un emendamento alla legge Comunitaria per il 2010. Salvo sorprese, verrà introdotto l’obbligo di comunicare con anticipo quanto si intende concedere in futuro, non solo ai top manager, ma anche ai dirigenti di prima fascia dettagliando ogni voce: parte fissa, parte variabile, stock option. Perché quel criterio di trasparenza non viene imposto anche alle aziende editoriali?

Ogni anno lo Stato (cioè noi cittadini) distribuisce centinaia di milioni di euro per sostenere l’informazione. E pagare, quindi, parte degli stipendi. Poi si scopre che, in molti casi, non vengono versati i contributi o che ci sono collaboratori senza contratto. Dal recente condono Inpgi abbiamo appreso che, dietro l’adesione di circa 160 aziende c’erano oltre 27 milioni di euro tra mancati contributi e sanzioni ridotte e più di cento posizioni irregolari ai danni di lavoratori autonomi.

Sarebbe bene che il denaro pubblico, in particolar modo oggi che siamo in crisi, sia dato solo alle aziende che si sono comportate correttamente con i propri dipendenti e non abbiano subito contestazioni da parte dell’Inpgi. Poi, proprio per evitare eventuali sprechi, gli editori che chiedono contributi statali, pubblichino gli stipendi. Sarebbe, tra l’altro, giusto nei confronti dei giornalisti sfruttati indicare quanto percepisce un dirigente, meglio ancora un giornalista contrattualizzato.