Il geek Francesco Cossiga

Di   18 Agosto 2010
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Via Skytg24

Dagli smartphone agli auricolari bluetooth. Dai laptop alle connessioni a internet a banda larga. C’è una cosa di cui Francesco Cossiga, l’uomo a conoscenza di molti misteri, non faceva mistero: la sua passione per le nuove tecnologie. Un amore che lo spingeva a contattare le aziende per farsi mandare i prototipi di tutte le novità o a tirare giù dal letto i colleghi politici per vantarsi delle ultime conquiste digitali.

“A volte mi telefonava a casa alle 5 del mattino per raccontarmi di avere un cellulare che ancora non era in vendita in Italia”, ricorda Franco Grillini, ex deputato che con il presidente emerito della Repubblica condivideva la stessa passione per l’hi-tech. “Ci confrontavamo spesso sui nostri ultimi acquisti”, racconta Grillini. “Qualche anno fa, quando l’iPhone non era ancora in vendita in Italia, ero riuscito ad avere il telefonino della Apple. Appena Cossiga lo vide mi disse sorridendo: ‘Potresti regalarmelo, maledetto”.

Da senatore a vita Cossiga era diventato anche presidente onorario dell’Associazione parlamentari amanti delle nuove tecnologie, un’insolita unione bipartisan di deputati e senatori che cercava di diffondere la cultura informatica tra deputati e senatori. E’anche grazie all’associazione, ad esempio, che le frequenze per il Wimax sono state “liberate” dal ministero della Difesa e affidate a quello delle Comunicazioni.

Solo in un caso l’amore per la tecnologia si era trasformato in odio. Nel 2001 quando sui pc arrivò il sistema operativo Windows Xp e un imprevisto durante l’installazione rischiò di cancellare l’hard disk di Cossiga. Il senatore a vita infuriato scrisse a Bill Gates minacciando di fargli causa.

In un’intervista a Repubblica del 2001 l’ex capo di stato raccontò l’origine della sua passione. “Sin da bambino, per pagarmi il cinema, mi davo da fare in casa di mio zio aggiustando le lampadine e tutti gli altri aggeggi elettrici che c’erano. Poi, crescendo, mi sono appassionato al mondo della radio e sino a quando non sono diventato ministro dell’Interno sono stato un ottimo radioamatore”. E internet? “Navigo ma con grande prudenza – si legge sempre nella stessa intervista – perché in Rete bisogna andare solo con obbiettivi precisi, altrimenti è come una droga. Anzi peggio”.