Dietro le buffonate di Gheddafi accordi economici per i soliti

Di   31 Agosto 2010
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Via il Giornale

C’è tanta sostanza dietro il folklore: accordi, partecipazioni, commesse, grandi lavori. Non è solo il petrolio, con la presenza sempre più importante dell’Eni, né l’autostrada che ventuno imprese italiane costruiscono sulla costa libica come «riparazione» dei danni di guerra. O le partecipazioni in Eni e Unicredit. Nel menu dei colloqui italo-libici si parla anche di ferrovie, di rete elettrica, di metropolitana, di difesa. In ballo, decine di miliardi di euro.
Non si entrerà nel dettaglio di questi temi stasera, alla cena per ottocento invitati allestita alla caserma «Salvo d’Acquisto» di Tor di Quinto. Silvio Berlusconi e il leader libico Gheddafi terranno i discorsi ufficiali per celebrare i due anni del «Trattato di Bengasi». Ma fra gli ottocento invitati, gli imprenditori faranno la parte del leone, e tutti pensano alle opportunità dischiuse per le loro aziende in Libia.

Un paio di esempi: l’Italia potrebbe inserirsi nei contratti per la costruzione della rete ferroviaria libica, tremila chilometri in tutto e duemila lungo la costa, finora appannaggio di Russia e Cina. In ballo la cosiddetta direttrice Est-Ovest di 800 chilometri, non solo per i tracciati (grandi imprese di costruzione come Impregilo, Trevi e così via) ma anche per il sistema di segnalazione (leggi Ansaldo). Tripoli ha inoltre grandi pieni di sviluppo della rete elettrica, centrali e sistemi di produzione, per i quali il governo libico ha da investire 8 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Terna è in gara. Fra i dossier d’affari aperti, quelli che riguardano la metropolitana di Tripoli e l’ammodernamento dell’aviazione militare.