Lettera43 è arrivato online

Di   7 Ottobre 2010
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Come promesso oggi è uscito Lettera43, il nuovo giornale online diretto da Paolo Madron che pare aver raccolto 3 milioni di euro da  finanziatori tra cui Andrea Agnelli, Matteo Arpe, Paolo Cantarella. In bocca al lupo !

Dall’editoriale del direttore

A chi ci chiede che tipo di giornale sarà questo Lettera43, se di destra, di sinistra, di larghe intese, tecnico con tendenza terzo oppure quartopolista, maggioritario o proporzionale, la prima risposta che ci viene è che non sarà un giornale di carta, e nemmeno la sua versione digitale.
Laconica fin che si vuole, questa è la vera novità, prima di ogni etichettatura che l’impazzimento della politica italiana rende oggi ancora più ardua. Ed è da questa novità che discende tutto.

Consideriamo l’essere solo un giornale online una scommessa, ma non un azzardo: la drammatica involuzione dell’editoria tradizionale fa di internet l’unica possibile via di riscatto. E lo sviluppo tecnologico degli apparecchi intelligenti, rendendo la disaffezione dalla carta un fenomeno irreversibile, fa apparire meno ardui i contorni della sfida.
Il fatto di non essere una propaggine di una testata cartacea all’inizio ci penalizza in termini di brand, ma ci libera da quel timore di cannibalizzazione che sta attanagliando i vecchi editori, per cui una bella e sempre più completa versione on line dei loro giornali si ripercuote nella progressiva riduzione dei ricavi da edicola.

I nostri redattori hanno un’età media che non supera i 30 anni, e hanno sin qui visto la passione e la dedizione per questo mestiere frustrata dalle rendite di posizione dei colleghi più anziani, nonché da editori i cui bilanci non consentono di investire su di loro. Così, finora, sono stati tenuti ai margini delle redazioni, pagati in modo vergognoso, utilizzati a cottimo per la confezione di pezzi compiacenti, e costretti a mendicare di testata in testata per racimolare i soldi dell’affitto della casa dove vivono.
Hanno insomma, per usare un termine di moda, la barriera di ingresso sbarrata, e sono vittime dell’ autoreferenzialità di una categoria cieca e sorda verso nuovi mondi e valori di cui essi sono portatori, quando invece dovrebbe salutare il ricambio generazionale come un segno di vitalità e forza della professione. Lettera43 vuole offrire a questi giovani un’occasione.
Ma anche togliere loro un alibi: mostrate quello che valete, che ciò che fate è per voi il mestiere più bello del mondo, o vediamo ora che ne avete l’opportunità se il vostro è soltanto piagnisteo e vittimismo.

La seconda rilevante peculiarità sta nell’azionariato. Quando, oramai quasi un anno e mezzo fa, i quattro soci fondatori di Lettera43 hanno cominciato a concretizzare il loro progetto, imprescindibile era che fossero loro (due giornalisti e due manager del settore) ad avere il controllo della società che andavano costruendo.
L’aver incontrato Banca Sator, che ha condiviso in pieno quel desiderio di autonomia da poteri e gruppi di pressione politico-finanziari, è stata una felice coincidenza. Uno dei mali dell’editoria infatti, e sono molte ed ecumeniche le voci che nel corso di questi anni lo hanno denunciato, sta proprio nella soffocante presenza nel capitale di soggetti i cui interessi precipui sono altri rispetto a quelli del giornale, il quale invece nella loro ottica li deve servire.
In questo senso internet, grazie anche al fatto che la leggerezza del mezzo si ripercuote sui costi, apre immensi spazi alla democrazia dell’informazione.