Le prime proposte per la riforma dell’ordine dei Giornalisti e la mostruosa proposta per la composizione dei consigli di disciplina

Di   20 Gennaio 2012
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Come previsto e temuto le proposte per riformare l’Ordine dei Giornalisti, mai realizzato in passato, che viene tentato in fretta e furia per adeguarsi alla manovra Monti e alle direttive comunitarie, rischia di diventare un pasticcio di dimensione epica. La necessità di oggi e di ieri è di salvare e migliorare il mondo dell’informazione in Italia e il mondo del giornalismo in particolare. La scelta è necessariamente forte: o si cambia radicalmente la situazione o occorre abolire in tempi breve l’Ordine, farlo esplodere dal di dentro. Bisogna cambiare drasticamente, accettare di applicare le regole ed eliminare furfanti ed arraffoni che si sono insidiati nel mondo dei giornalisti italiani e ricominciare. Se no uccidere l’Ordine e gettare il sale sulle sue macerie.

Per i non giornalisti una serie di grafici riassuntivi sui giornalisti italiani dall’Inkiesta

Dopo un periodo fantasioso di illazioni e proposte di riforme presunte il recente consiglio nazionale dell’Ordine , dove pare ci sia stata discreta maretta e forte polemica con FNSI, ha prodotto un documento che potete leggere e scaricare a fondo post e che trovate in forma estesa e commentata da Franco Abruzzo.

Le linee guida presentate sono improduttive e richiederanno una riscrittura radicale e molto più coraggiosa. Il governo Monti non accetterà mai una serie di regole che hanno nell’indefinizione la loro caratteristica. Indecente è la proposta relativa alla composizione del consiglio di disciplina.

Facciamo un passo indietro. Le disposizioni della manovra prevedono che

f) gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l’istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l’istruzione e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina. La carica di consigliere dell’Ordine territoriale o di consigliere nazionale è incompatibile con quella di membro dei consigli di disciplina nazionali e territoriali. Le disposizioni della presente lettera non si applicano alle professioni sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente.

Le disposizioni nascono dall’evidente e necessaria suddivisione impermeabile fa “poteri amministrativi e giudiziari” a livello ordinistico. Ricordiamo che nonostante gli ordini abbiano importanti funzioni di verifica della deontologia dell’operato dei loro iscritti fanno pochissimo per sanzionare giornalisti che si distinguono per irregolarità perchè il sistema attuale “insabbia” buona parte delle pratiche importanti, mentre colpisce ad effetto giornalisti famosi o che possono non nuocere. Ecco che si è inventato a proposito la proposta di riordino

Consiglio di disciplina
L’attività disciplinare, essenziale per il rispetto della deontologia e il diritto dei cittadini ad una informazione corretta e completa, garantisce la terzietà attraverso la separazione dei consigli dell’Ordine dei consigli disciplinari e sarà svolta come segue:
a) Il consiglio disciplinare regionale è composto da otto membri. Viene eletto dai Consigli regionali tra gli iscritti all’Albo con almeno 15 anni di iscrizione che non abbiano subito sanzioni disciplinari definitive. I membri non sono eleggibili per più di due mandati consecutivi e sono incompatibili con ogni altra carica negli organismi di categoria, pubblici e privati. Il consigliere istruttore del procedimento non partecipa al voto.
b) Il consiglio disciplinare nazionale, che svolge funzioni di seconda istanza, è composto da quattordici membri effettivi eletti dal Consiglio nazionale dell’Ordine tra gli iscritti all’albo, con almeno 15 anni di iscrizione e che abbiano ricoperto la carica di consigliere regionale o di consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ovvero di componente di consiglio di disciplina. Il consigliere istruttore del procedimento non partecipa al voto. I membri non sono eleggibili per più di due mandati consecutivi e sono incompatibili con ogni altra carica negli organismi di categoria, pubblici e privati. La durata del mandato è pari a quattro anni, salvo il primo che avrà durata biennale.
La distinzione tra funzioni di amministrazione e di disciplina esige una congrua riduzione del numero dei componenti del Consiglio nazionale.

Per evitare contaminazioni e conflitti di interesse fra consigli e organi disciplinari hanno proposto che i membri del consiglio di disciplina siano nominati dall’omologo consiglio ordinistico. Poi qualcuno ci deve spiegare perchè occorrono 15 anni di iscrizione all’albo e per le cariche nazionali l’aver avuto precedenti cariche. E’ forse che invecchiando si diventa più deontologicamente corretti o è un modo per fornire un posticino caldo  a qualcuno. Una mostruosità senza confini. Consigliamo in ogni caso ai relatori del documento di leggersi un po’ di cose sulla separazione dei poteri di Montesquieu tanto per chiarisi un po’ le idee sul tema.

In ogni caso delle ipotesi del genere non potranno  essere accettate dal governo tecnico di Mario Monti, anche se regalassero tessere di iscrizione all’Ordine a ogni ministro e sottosegretario. Nel caso il Governo distratto passasse proposte aberranti nella riforma occuperemo redazioni e sedi degi Ordini muniti non di forconi ma di strumenti atti ad utilizzi come nell’immagine che apre questo modesto contributo.