Il bosone di Higgs spiegato a tutti quelli che ci vogliono capire qualcosa

Di   12 Luglio 2012
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Un bellissimo articolo divulgativo di Gravità Zero

Provo un certo timore all’idea di procedere nella scrittura di questo articolo,  per me non è un compito facile. In questi giorni ho letto molto di quel che è stato scritto, ho ascoltato molto, anche sciocchezze e sempre di più ho la sensazione che al quadro generale continui a mancare qualcosa. Ho letto e ascoltato descrizioni colorite e a volte curiose relative alla spiegazione divulgata del meccanismo di Higgs, tra le più curiose c’è quella di John Ellis, grande personaggio che ho avuto il piacere di conoscere nel 1980 e ricordo sempre con piacere.

Prima dell’annuncio ufficiale della scoperta del bosone di Higgs sapevo che sarebbe stato solo questione di tempo; neanche troppo e quell’annuncio ormai atteso sarebbe arrivato. Devo essere sincero, proprio perché non mi è mai piaciuto adeguarmi a ciò che è definito standard, ho sempre preferito lavorare su percorsi teorici paralleli, che seppur affini mi permettevano di avere una visione del problema da una diversa angolazione. Personalmente ho sempre un po’ criticato l’approccio simmetrico fornito dal modello alla descrizione del mondo reale e questo perché pur sposandone le conclusioni, sono sempre stato convinto che qualcosa di veramente fondamentale non fosse mai stato preso in considerazione: le asimmetrie di massa dei suoi componenti. Più di tanto però non mi sono mai preoccupato perché contavo che ci fosse ancora tempo, speravo che dalla realtà sperimentale di LHC qualcosa di nuovo e inatteso prima o poi sarebbe emerso, costringendo i più a modificare almeno di un po’ il loro incompleto punto di vista. Ora invece, dopo l’annuncio ufficiale della scoperta di un più che probabile candidato a rappresentare il bosone di Higgs, annuncio che in qualche modo ha concretizzato le predizioni teoriche del modello standard e soprattutto del campo di Higgs, tutto sembra essere fin troppo perfetto e conforme alle più comuni aspettative. Pur essendo felice per questa grande e storica scoperta che mette un punto fermo alla natura attiva del vuoto nella descrizione del mondo reale, peraltro non nuova nemmeno alla Bridge Theory che di standard ha veramente poco, da questo momento in avanti per tentare di far meglio comprendere il mio particolare punto di vista dovrò preoccuparmi maggiormente della coerenza dell’approccio teorico con la realtà sperimentale di LHC. Per fortuna è ancora molta la strada da percorrere, spero perciò che qualche elemento in più possa ancora emergere dalle fredde profondità del campo di Higgs.