Apple da un calcio negli zebedei al podcast togliendolo per ora da Itunes

Via All things digital Podcasts were supposed to be a big deal several years ago, but that boom never happened. Now there’s at least anecdotal evidence that the format is actually picking up steam, as creators, listeners and advertisers warm to the format. So why have podcasts disappeared from the new version of iTunes that … Leggi tutto

Il pezzo di Iphone che viene da Livorno Ferraris

Via Repubblica.it Negli iPhone e negli iPad c’è un po’ di meccanica piemontese. Nella ricetta che ha decretato il successo interplanetario dei due gingilli tecnologici della Apple, uno degli ingredienti proviene da Livorno Ferraris, il paese del Vercellese che diede i natali al grande scienziato Galileo Ferraris. Non si tratta di manodopera, né di componenti, … Leggi tutto

La Programma 101 ha vinto il duello dei computer storici

Via QP Ha vinto il made in Italy con la storica Olivetti Programma 101  la sfida, su tre round che ha visto sul ring dell’aula magna del Politecnico di Torino tre pezzi di storia dell’informatica mondiale. In gara a contendersi  il titolo di campione di bit  la Programma 101 – Olivetti, Italia, 1965; l’Apple-1 , Apple … Leggi tutto

Apple generation

Via Alla About Apple In mostra a Savona, dal 21 Aprile al 20 Maggio 2012, presso il Palazzo del Commissario, nella fortezza del Priamàr, i computer “cult” che hanno fatto la storia della Apple e che fanno parte della vita e della storia di un’intera generazione. Gli esemplari in esposizione appartengono alle ricche collezioni dell’All … Leggi tutto

Apple ha un problema: non sa dove investire 100 miliardi di dollari

Fedrico Rampini su Repubblica.it

Grande attesa per la conference call che Apple terrà oggi: dovrà sciogliere un dilemma unico nella storia del capitalismo, che fare con 100 miliardi di liquidità che ha accumulato in cassa e non riesce a investire. Circostanza eccezionale in sé, perché nonostante il getto continuo di innovazioni (che sono il frutto di massicci e costanti investimenti in ricerca e sviluppo) Apple fa davvero troppi profitti e non riesce a decidere dove metterli.
Ancora più singolare è il dibattito collettivo che si è aperto: dai blog specializzati alle sezioni economiche dei giornali, da tempo è in corso una sorta di sondaggio tra gli azionisti e gli appassionati di Apple, ciascuno dei quali fa le sue proposte: reinvestire nella produzione manifatturiera americana, rimpatriando le fabbriche dalla Cina, è una delle più popolari.

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L’Ipod 3 o 4 che verrà

Federico Cella sul Corriere parla dei futuri Ipad di Apple

Dopo mesi e mesi di rumors di ogni genere, ritrovamenti di scocche, di bottoni (pezzi ritrovati in perdute fabbriche cinesi, ora messe sotto indagine. Ma per motivi legati ai diritti dei lavoratori) e di quant’altro potesse stuzzicare la curiosità degli Apple fan, famiglia ormai allargata all’inverosimile, è arrivato il tradizionale momento in cui le “soffiate” sull’ultimo prodotto della Mela iniziano a farsi pressanti e a invadere le prime pagine dei siti di news che contano. È il segno che il prodotto in questione sta effettivamente per uscire. Parliamo dell’iPad 3, o 2s o, come si dice ora, 4G. E dunque è arrivato il momento di far salire le attese, peraltro già alte come accade ormai dal 2008, cioè dal lancio del secondo iPhone, a oggi. Ecco allora il Wall Street Journal che racconta di come una persona ben informata dei fatti – ma che non ha voluto rivelare il nome (ed Apple non ha rilasciato nessun commento: il solito copione) – ha detto che l’azienda di Cupertino rivelerà la nuova tavoletta all’inizio di marzo.

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Ai tempi in cui FBI spiava Steve Jobs

Curiosa più che storicamente interessante la pubblicazione dei file intestati a Steve Jobs negli archivi FBI

Though sections have been redacted and more than two dozen interviews are narrated in dry officialese, the Federal Bureau of Investigation’s 191-page file on Steve Jobs, released Thursday, reveals numerous lively details about the Apple co-founder’s personal life and professional past, as recounted to FBI agents by his colleagues, neighbors and friends.

The document confirms much of what is already known about Jobs, including his drug use, spartan lifestyle and the intense managerial style that created friction between him and some of his colleagues. Yet it also sheds light on Jobs’ relationship with the government, revealing that he was given top secret clearance between 1988 and 1990 and was being considered by President George H. W. Bush’s administration for a position on the president’s Export Council. Much of the file consists of the 1991 background check the FBI performed in light of this prospective appointment.

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Obama, Jobs e i problemi di delocalizzazione di Apple

Via NYT

When Barack Obama joined Silicon Valley’s top luminaries for dinner in California last February, each guest was asked to come with a question for the president.

But as Steven P. Jobs of Apple spoke, President Obama interrupted with an inquiry of his own: what would it take to make iPhones in the United States?

Not long ago, Apple boasted that its products were made in America. Today, few are. Almost all of the 70 million iPhones, 30 million iPads and 59 million other products Apple sold last year were manufactured overseas.

Why can’t that work come home? Mr. Obama asked.

Mr. Jobs’s reply was unambiguous. “Those jobs aren’t coming back,” he said, according to another dinner guest.

The president’s question touched upon a central conviction at Apple. It isn’t just that workers are cheaper abroad. Rather, Apple’s executives believe the vast scale of overseas factories as well as the flexibility, diligence and industrial skills of foreign workers have so outpaced their American counterparts that “Made in the U.S.A.” is no longer a viable option for most Apple products.

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IBook Author, ed Apple disse: andate e pubblicate tutti

Ennio Martignago via User Friendly

Questa volta Apple potrebbe proprio avere assestato un nuovo colpo grosso al comparto di mercato più succulento della cultura: la formazione e la didattica e quel che è per noi più interessante è che potremmo anche non esserne tagliati fuori. Anzi, tutto declinerebbe per farci credere che la lobby editoriale italiota, se non arriva un altro golpe Levi bipartisan, con i tentativi di trovare mammasantissima alla amatriciana come Telecom e f.lli ha preso una buca dolorosissima.

Già Amazon con Kindle ha dimostrato quanto poco ci voglia a far pubblicare libri a orde di autori più o meno interessanti, solo rendendosi disponibile per accettare le creazioni e metterle in catalogo.

Ora Apple fornisce loro, oltre tutto questo, un ambiente, un ecosistema cloud e soprattutto un programma iBook Author gratuito per risvegliare il loro appetito e la voglia di tirarsi su le maniche. Ora non c’è più bisogno, che Zanichelli, La Nuova Italia, Lemonnier e compagnia cantante, con una mancia a qualche ghost writer storcano il naso e rifiutino gli accordi con il gigante dell’MP3 e delle App: ora il professor Rossi può preparare il suo libro anche usando i copia e incolla parziali di brani di altri autori e prendere la lauta percentuale offerta dalla compagnia californiana che parla di prezzi inferiori ai 15 dollari (poco più che 10 euro) contro le vagonate di cartamoneta che ci dissanguano ad ogni ritorno dalle ferie.

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