Cause e obiettivi del mobbing

Di   12 Agosto 2011
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L’obiettivo del mobbing lavorativo è di ottenere l’abbandono del lavoro senza ricorrere al licenziamento per ritorsione per comportamenti non condivisi: denuncia ai superiori o all’esterno di irregolarità sul posto di lavoro, per il rifiuto della vittima di sottostare a proposte sessuali o operazioni contrarie a divieti deontologici o legali.
Nel concreto il mobbing sul lavoro è fatto di piccole grandi cose: dequalifare le mansioni, togliere compiti e responsabilità, fornire lavori banali o toglierne del tutto, fornire una postazione di lavoro inadeguata con attrezzature di lavoro di scarsa qualità o obsolete, distruggere con rimproveri e richiami molto evidenti per fatti banali, controlli e verifiche inutili e snervanti. E’ uno scientifico e sistematico processo di rimozione del lavoratore. Tutti questi eventi non sono facilmente traducibili in prove processual: occorre prendere appunti, registrare, riprendere con video o foto le situazioni.
Ma quali sono le conseguenze dell’attività di mobbing ? L’obiettivo di portare alle dimissioni volontarie fa leva sugli aspetti psicologici del lavoratore. Il mobbing non è una malattia ne è la causa. La conseguenza più diffusa è anzia e depressione reattive all’azione dei datori di lavoro. A seguire accadono perdita d’autostima, nevrosi, depressione, insonnia, isolamento, cefalea, annebbiamenti della vista, tremore, tachicardia, sudorazione fredda, gastrite, dermatosi e tentativi di suicidio.

Secondo l’INAIL, il mobbing lavorativo è evidenziabile con “marginalizzazione dalla attività lavorativa, lo svuotamento delle mansioni, la mancata assegnazione dei compiti lavorativi o degli strumenti di lavoro, i ripetuti trasferimenti ingiustificati, la prolungata attribuzione di compiti dequalificanti rispetto al profilo professionale posseduto o di compiti esorbitanti o eccessivi anche in relazione a eventuali condizioni di handicap psico-fisici, l’impedimento sistematico e strutturale all’accesso a notizie, la inadeguatezza strutturale e sistematica delle informazioni inerenti l’ordinaria attività di lavoro, l’esclusione reiterata da iniziative formative, il controllo esasperato ed eccessivo”.