Caro Mario Monti: l’editoria non è la Fieg

Di   30 novembre 2011
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Una lettera a Mario Monti sulla nomina a sottosegretario di Malinconico e sull’editoria italiana (tutta la lettera direttamente sul Fatto Quotidiano)

Caro Mario Monti, mi permetta la forma inconsueta, ma ho sentito la necessità di scriverle in forma epistolare. Da tanto tempo avevamo sperato in un suo governo dopo gli anni bui del berlusconismo ed avevamo esultato come la maggior parte degli italiani nel momento in cui il presidente Napolitano le aveva conferito il mandato per la realizzazione del nuovo Governo.

L’altro ieri però una notizia ci ha fatto incupire: Carlo Malinconico Castriota Scanderbeg è stato nominato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Editoria. Nulla di personale, però Carlo Malinconico (per farla breve) è dal 2008 presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, la FIEG.

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La Federazione rappresenta una parte del mondo dell’editoria. Un mondo che in questi anni si è dimostrato fortemente conservatore e autoreferente. Che ha difeso anche quando indifendibili, gli editori associati, che ha combattuto la libera informazione in rete, che ha cercato di perseverare nel vergognoso finanziamente pubblico di giornali politici e di aziende di proprietà di grandi gruppi industriali.

C’è un evidente conflitto di interessi in questa nomina. Certamente Malinconico si è velocemente dimesso dalla sua carica in FIEG. Però il suo passato e il suo pensiero espresso parlano chiaro: stiamo parlando del rappresentante del rappresentante “storico” di una parte sociale, e una ricca lobby, che ogni anno si è recata dal sottosegretariato per discutere il finanziamento pubblico all’editoria e altre cose. Ora lui stesso medesimo è diventato il sottosegretario. Organizzerà in futuro delle riunioni davanti allo specchio per chiarsi le idee?

Quello che si nota è un silenzio rumorosissimo dei giornalisti su questa nuova nomina. Anche di quei giornalisti molto sensibili ai temi di conflitto di interessi o che a ogni piè sospinto sbraitano contro le manovre per limitare la rete o per tutelare l’informazione libera e aperta, l’innovazione e la necessità di rinnovare l’editoria di questo paese.

Poi l’editoria non è un settore neutro, ma un luogo in cui si fondono istanze importantissime per la democrazia come la libertà di espressione, la necessità di informare correttamente i cittadini, il lavoro di chi si occupa del settore, la pluralità informativa. Tutti aspetti che hanno importanza ancora più rilevante in questo importante momento di necessaria trasformazione dell’Italia

Per anni ce la siamo presa con Berlusconi che sembrava il capro espiatorio perfetto del fatto che l’Italia si trovi alla posizione numero 49 in compagnia del Burkina Faso nell’ultima edizione dell’annuale report di Reporters Sans Frontieres sulla libertà di stampa nel mondo. Ma dare tutte le colpe a Berlusconi è una strumentalizzazione del contesto. La Fieg rappresenta, come lei sa, per buona parte dei sui più potenti associati, buona parte dei maggiori gruppi industriali italiani. Un mondo che ama mantenere un controllo oligopolista del mercato, che ha fatto in passato contratti discutibili con i vertici sindacali, che ha poco rispetto per molti lavoratori precari che permettono al sistema dell’editoria di stare in piedi, finché dura.

Il buon senso e l’equilibrio di analisi richiedono giustamente di vedere il sottosegretario Malinconico alla prova dei fatti. Attenderemo un suo programma operativo e le sue prime azioni. Agiremo al solito cercando di essere preparati cani da guardia dei cittadini e dell’opinione pubblica per capire che accadrà, se le scelte saranno conservative se non addirittura di restaurazione, piuttosto che di innovazione, liberalizzazione e digitalizzazione. In questo speriamo di essere sulla stessa lunghezza d’onda di molti giornalisti che si sforzeranno di raccontare le azioni del sottosegretario Malinconico e non passerano il loro tempo come i criceti che fanno girare la loro ruotina nella gabbietta, in questo caso dorata.

Mi permetta in conclusione di ricordarle che buona parte delle istanze che le ho descritto di innovazione, apertura dai monopoli o oligopoli nel settore dell’editoria e dell’informazione non la chiede solo il modesto scrivente, ma una realtà che lei conosce molto bene. Si chiama Unione Europea.