Un episodio molto increscioso, ma patticolarmente interessante per questo blog, è accaduto ieri pomeriggio alla conferenza stampa del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, plurindagato dalla magistratura.
Alla domanda di una giornalista (Fusani, de “l’Unità”) particolarmente pungente e stringente sugli affari finanziari di Verdini, è saltato su con violenza verbale un deputato del Pdl, Stracquadiano, attaccando la giornalista e accusandola di dire “cazzate”. Quando la Fusani ha reagito difendendo il proprio diritto di far domande e rinviando al mittente l’accusa delle “cazzate”, dal fondo della sala è balzato in piedi urlando e sbraitando il direttore de “il Foglio”, Giuliano Ferrara, accusando la giornalista di far propaganda e di non aver titolo morale per fare “domande simili” a Verdini.
Se Stracquadiano, considerato in Parlamento un “talebano berlusconiano”, cioè un fedelissimo di qualsiasi respiro del Cavaliere, è delegittimato dal suo stesso intervento – fatto non si sa bene a quale titolo in una conferenza stampa- l’aspetto più grave riguarda l’iracondo assalto di Ferrara, che è anch’egli certamente un talebano belusconiano ma è dotato di solida intelligenza politica (e questo vuol dire che, se ha mostrato platealmente di lasciarsi prendere dai nervi, lui che è molto acuto, i suoi buoni motivi certamente li aveva).
La solita cappa mediatica
L’imperdibile editoriale del direttore del TG1 sulla situazione politica italiana
Licenziato il co.co.pro Fini
Via Il Giornale Fuori Fini e i suoi dal Pdl. Un documento durissimo dell’ufficio di presidenza del Pdl e le parole di Silvio Berlusconi che chiudono la porta al “cofondatore” e ai suoi fedelissimi. La rottura si consuma così, in serata. Basta mediazioni e invito a lasciare il partito e la presidenza della Camera. “I … Leggi tutto
Scrivere 2.0
Scrivere 2.0 significa scrivere utilizzando strumenti propri del web di ultima generazione, sapendo quale scegliere aseconda delle circostanze. Per cogliere appieno queste nuove opportunità, dovremo forse rinunciare ad alcune abitudini, ma sarà per introdurne di nuove, decisamente più proficue. Il libro illustra tutti i servizi online di ultima generazione utili a chi scrive per passione … Leggi tutto
La fenomenologia del raviolo cinese
Il problema principe viene insieme al piatto principe: il raviolo. Qui tutti mangiano ravioli: è il cibo più normale e frequente. E sono buonissimi: la pasta è sottile, appiccicosa (spesso bisogna tirare per staccarla dal piatto o dalla carta che mettono sotto), elastica e resistente, ma consistente quando la mordi; il ripieno varia dalla semplice palletta di carne (ma decisamente più grossa che nei nostri ravioli) a misture varie, ad esempio granchio e maiale, oppure verdure, oppure tutto quello che volete, accompagnato dal suo brodo. In più, dopo essere stati cotti al vapore nelle caratteristiche scatole tonde di legno, spesso vengono “fritti” ovvero passati alla piastra su un fondo di grasso non meglio precisato, ottenendo su un lato una crosta più dura e croccante.
Nel centro commerciale qui vicino, all’interno del “palazzo del cibo” – quattro piani in cui ai livelli più bassi vendono il cibo, ai livelli intermedi te lo danno da mangiare al volo e ai livelli più alti ci sono dei ristoranti – c’è un bugigattolo che dà ravioli fritti preparandoli al momento. La catena del lavoro è la seguente: c’è una gigantesca palla di ripieno, grande come un bambino, in mezzo a un tavolo, attorno al quale ci sono una dozzina di inservienti gomito a gomito che ne prendono una manciata alla volta e lo mettono nel tondino di pasta, quindi con gesti frenetici chiudono il raviolo e lo mettono in una grossa teglia rotonda. La teglia viene cotta e passata sulla piastra, fino ad arrivare al capo cameriere che fa le porzioni e le mette nelle vaschette, servendo il primo della fila. Il tutto si svolge a una velocità da capogiro che nel nostro immaginario assomiglia molto all’idea dei bambini pakistani che cuciono palloni, ma che qui è considerata normale e anzi segno onorevole di un meritevole duro lavoro da parte dei dipendenti del posto.
L’attacco alle TV online
Alessandro Longo via Apogeonline
Scade il 30 luglio la consultazione pubblica Agcom su nuove regole destinate a cambiare il mondo delle web tv italiane. In peggio, dicono gli interessati: l’ultima protesta formale viene dalla Femi, federazione italiana delle micro web tv presieduta da Gianpaolo Colletti, già fondatore dell’osservatorio AltraTv. Significa che fino al 30 luglio Agcom raccoglierà i pareri di vari soggetti: «Ne stanno già arrivando, a fine settembre avremo le prime audizioni con loro», spiega Stefano Mannoni, consigliere Agcom. Dopo, l’Autorità potrebbe modificare almeno gli aspetti più criticati del nuovo regolamento, ma ci sono poche speranze che questo cambi radicalmente.
Il nodo della polemica
Non è ancora la legge bavaglio, sono solo gli hacker in Aruba
Se questa mattina, collegandovi a questo blog, trovate un messaggio come questo
Il sito web www.pasteris.it è stato segnalato come sito web malevolo ed è stato bloccato sulla base delle impostazioni di sicurezza correnti. Un sito web malevolo cerca di installare dei software in grado di sottrarre le informazioni personali degli utenti, sfruttare il computer per attaccare altre macchine o semplicemente danneggiare il sistema. Alcuni di questi siti distribuiscono intenzionalmente software dannoso, ma gran parte dei siti viene compromessa senza che il proprietario ne sia a conoscenza o ne sia responsabile.
Annunciato un nuovo Kindle a 139 dollari
Via Engadget Let’s be honest — you saw this one coming, didn’t you? Today Amazon is introducing a new reading device for e-book aficionados dubbed simply… the Kindle. The new handheld — slated to be released on August 27th — is 21 percent smaller and 15 percent lighter than the previous model, has a 20 … Leggi tutto
Fiat e mercato dell’auto for dummies
Il piano di Marchionne è chiaro e assume contorni sempre più precisi man mano che ci si avvicina alla separazione dell’auto dagli altri business del gruppo, diluendo la proprietà degli eredi dell’Avvocato. Fiat non è riuscita a conquistare quote di mercato nei segmenti medi e alti del mercato soprattutto europeo dove gli utili sono significativi. Gli azionisti non ci hanno creduto e non hanno messo a disposizione gli investimenti necessari per fare una vera concorrenza ai marchi tedeschi ed il Lingotto è costretto a farsi largo nelle auto a buon mercato, dove si guadagna poco e sono determinanti gli aiuti pubblici.
Ed è proprio nel fare incetta di aiuti pubblici ovunque in giro per il mondo dagli Usa, alla Serbia, dal Messico alla Polonia che Marchionne ha rivelato il suo vero talento: in questa speciale graduatoria Fiat è seconda solo alla GM ed è davanti a gruppi molto più grandi e robusti. Dall’elenco dei Paesi che sovvenzionano in mille modi l’industria l’Italia si è sfilata e questo ha determinato l’avvio di una nuova e profonda ristrutturazione degli stabilimenti tricolore che ha già fatto una prima vittima in Sicilia e si prepara a svuotare Mirafiori. Davanti a questa realtà i richiami a mantenere le antiche promesse e gli elogi all’abilità delle maestranze piemontesi pronunciati ad alta voce da un lungo elenco di uomini politici e sindacalisti con in testa Sergio Chiamparino e Roberto Cota suonano come parole vuole. E quasi ridicole sono anche le accuse alla Fiom perché è noto che il costo del lavoro rappresenta solo il 7 per cento del costo complessivo di fabbricazione.
Macchianera Blog Awards 2010: il Red Carpet
Via Macchianera Puntuali come ogni anno tornano (sempre con tanto di premiazione finale, che avverrà nel corso della prossima BlogFest a Riva del Garda), gli MBA, ovvero i “Macchianera Blog Awards 2010“. Ecco i vincitori degli anni precedenti: 2009, 2008, 2006 (con annessa trasmissione radio per la premiazione), 2004, 2003. Questo, invece, è il “Red … Leggi tutto
Il piano di Marchionne è chiaro e assume contorni sempre più precisi man mano che ci si avvicina alla separazione dell’auto dagli altri business del gruppo, diluendo la proprietà degli eredi dell’Avvocato. Fiat non è riuscita a conquistare quote di mercato nei segmenti medi e alti del mercato soprattutto europeo dove gli utili sono significativi. Gli azionisti non ci hanno creduto e non hanno messo a disposizione gli investimenti necessari per fare una vera concorrenza ai marchi tedeschi ed il Lingotto è costretto a farsi largo nelle auto a buon mercato, dove si guadagna poco e sono determinanti gli aiuti pubblici.