Google: cinque click gratis, il sesto si paga

Google cede agli editori Usa e si inventa una curiosa formula di gestione degli accessi ai siti di news. Ora tutti si chiedono che farà l’utente quando avrà esaurito la quotidiana razione di click su di un sito: passerà a pagare o passerà a un altro sito  ?

Alla fine ha vinto Murdoch. Google si arrende: gli scrocconi del web dovranno fermarsi dopo cinque articoli, addio alle notizie gratis. L’annuncio è arrivato ieri da un blog di Google proprio mentre a Washington lui, SuperRupert, discuteva davanti alla Federal Trade Commission del futuro dei giornali e di Internet e la trattativa del mega-accordo in vista tra News Corp e Bing di Microsoft subiva una prima battuta d’arresto.

La guerra delle notizie era scoppiata qualche settimana fa. Il più grande imprenditore della comunicazione al mondo aveva aperto le ostilità: Google non può continuare a pubblicare i contenuti dei giornali senza metterci un dollaro. L’ha ripetuto ancora ieri a Washington: “I creatori dei contenuti sopportano tutti i costi, gli aggregatori godono dei benefici. E questo, nel lungo termine, è insostenibile”. Ma quel termine non sarà evidentemente così lungo.

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Arianna Huffington a Murdoch: esci pure da Google …

Via Paidcontent

Arianna Huffington used her 25 minutes at the FTC’s How Will Journalism Survive The Internet Age? conference to take News Corp  CEO Rupert Murdoch and his executives to task for their remarks comparing news aggregators to “parasites,” “tech tapeworms,” and “thieves:” “Apparently, some in the old media have decided that it is, in fact, an either/or game and that the best way to save, if not journalism, at least themselves, is by pointing fingers and calling names,” she said. “In most industries, if your customers were leaving in droves, you would try to figure out what to do to get them back.”

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Microsoft vuole pagare Murdoch per togliere le news da Google

Il Financial Times riporta di abboccamenti fra Microsoft e News Corp secondo cui il gigante di Redmont sarebbe disposto a pagare perchè il gigante dei media di Murdoch tolga i contenuti da Google Microsoft has had discussions with News Corp over a plan that would involve the media company’s being paid to “de-index” its news … Leggi tutto

Il Times digitale a pagamento in primavera

Via Marco Bardazzi Dopo i proclami di Rupert Murdoch (News Co.) e le sue sfide al concetto dell’informazione gratuita sul web, dall’interno del gruppo editoriale dell’imprenditore australiano arrivano le prime indicazioni concrete su cosa bolle in pentola. Il direttore del Times di Londra, James Harding, ha scoperto qualche carta e offerto un assaggio su come … Leggi tutto

Murdoch inizia a far pagare dai contenuti mobili

Via PaidContent

The Wall Street Journal is ready to start charging for mobile access on the Blackberry and iPhone, News Corp . CEO and chairman Rupert Murdoch told attendees at the Goldman Sachs Communacopia XVIII Conference. He didn’t offer a time frame for the charges, but indicated it would it start in a few months. Further down the road, Hulu can be expected to institute some sort of pay-per-view or subscription model, Murdoch said. The details there have yet to be worked out with NBC Universal  and Disney , along with other content providers. Additionally, Murdoch expressed some displeasure with Amazon’s Kindle. He much prefers the terms with Sony, though he didn’t offer specifics. Although Amazon  hasn’t revealed its revenue split, it generally takes a 70 percent cut. (A recording of the webcast will be available here, later in the day).

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Riparte la guerra degli e-reader

Federico Cella sul Corriere.it Sony lancerà a fine agosto sul mercato Usa due nuovi modelli di libro elettronico, destinati ad accendere ancor più la concorrenza tra la casa giapponese e il sito Amazon, che produce l’e-book campione di vendite Kindle. La più economica delle due proposte sarà venduta a 199 dollari, 100 in meno rispetto … Leggi tutto

I fantasmi che tormentano le notti di Berlusconi

Marco Benedetto su Blitz Quotidiano

Due fantasmi rendono le notti di Silvio Berlusconi ancora più insonni di quanto non lo siano già normalmente.

Per primo gli appare quello di Rupert Murdoch, il collega tycoon che gli sta facendo pagare con gli interessi una serie di sgarri subiti negli anni. E anche in Australia tendono a non sopportare gli oltraggi: cominciò nel 1998, quando il governo di sinistra parlava di conflitto di interessi tra il ruolo politico di Berlusconi e il ruolo di azionista di controllo di Mediaset & affini. Berlusconi fece venire in Italia Murdoch, fece intendere che voleva vendergli tutto, ottenendo una disperata richiesta da nientemeno che Massimo D’Alema e Giovanna Melandri: Mediaset deve restare italiana! e Berlusconi si inchinò alla volontà popolare. (Ancora di recente lo ha ricordato: volevo vendere, proprio la sinistra me lo ha impedito).

Con il suo spirito pratico lombardo Berlusconi forse pensava di avere compensato il disturbo di Murdoch comprando da lui un mega yacht usato.

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Secondo Murdoch il peggio è passato

Via Mediamemo

For the past year or so, News Corp. CEO Rupert Murdoch has been a consistent voice of pessimism, and he forecast an ugly economy before his big-media peers did. And now he’s more upbeat than his fellow media CEOs. Here’s his opening salvo:

“I am not an economist…but it is increasingly clear that the worst is over….As you know, I have been uncharacteristically pessimistic in recent calls, though I would argue that it was a well-founded concern. But there are emerging signs in some of our businesses that the days of precipitous decline are done and that revenues are beginning to look healthier.”

Not only is this a turnaround, it’s a turnaround from just a month ago, when Murdoch professed to be full of bearish sentiment at the cable industry’s annual show.

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Giornali vs Google: tentativi legulei e postumi di riscossa

Vittorio Sabadin su Lastampa.it

Ci è voluto un po’ di tempo, ma alla fine gli editori americani hanno forse scoperto come è possibile uscire dalla crisi che ha colpito i giornali: basta smetterla di rifornire di armi il proprio nemico. E’ stato come sempre Ruperth Murdoch, il proprietario del «Times» e del «Wall Street Journal», a chiamare a raccolta i suoi colleghi in questa nuova, decisiva battaglia. Murdoch ha quasi ottant’anni, ma continua a vedere le cose con più chiarezza di chiunque altro. «La questione è molto semplice – ha detto -. Dobbiamo smetterla di permettere a Google di rubare i nostri copyright». E Robert Thompson, il direttore del «Journal», è stato ancora più esplicito del suo capo: «Non c’è dubbio che molti siti web sono veri e propri parassiti, sono come una tenia tecnologica nell’intestino di Internet».

L’idea di Murdoch è che i giornali non devono più consentire ai motori di ricerca o agli aggregatori di notizie che sono prosperati in questi anni sul web di utilizzare gratuitamente gli articoli pubblicati. Se Internet è il nemico della carta stampata, non ha senso che ad alimentarlo e a farlo crescere siano proprio le sue vittime. «Siamo stati pazzi, ma ora non lo saremo più – ha sottolineato l’amministratore delegato dell’Associated Press Dean Singleton, un rispettato veterano dell’editoria -. Non possiamo più starcene fermi a guardare gli altri portarsi via il nostro lavoro sulla base di principi giuridici male interpretati».

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