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Vittorio Pasteris

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Stupidario olimpico invernale

* 28 febbraio, 2010 * Ironia, Sport * 0 commenti

Flavio Vanetti sul Corriere.it

Però, udite udite, una medaglia d’oro l’abbiamo finalmente centrata. Gold medal and olympic champion, representing Italy: Giovanni Morzenti, presidente della Fisi. In quale disciplina: la gaffe.

Speciale e gigante, qui le specialità sono unite. Tutto accade al parterre del fondo. Morzenti alla moglie, vedendo avvicinarsi Mario Pescante: “Cara, ti presento l’onorevole Carraro”. E Pescante: “Piacere, Petrucci”.

Voto a Pescante: 10 con lode. Voto a Morzenti: ci pare di sparare sulla Croce Rossa.

Partono con il lutto i giochi di Vancouver

* 13 febbraio, 2010 * Sport * 0 commenti

Street View snowmobile

* 11 febbraio, 2010 * Sport, Tecnologia * 0 commenti

Anche Google dedica uno speciale alle Olimpiadi di Vancouver e si inventa lo Streetview da pista da sci

Quattro anni fa a Torino

* 10 febbraio, 2010 * Sport, Torino * 0 commenti

Il 10 febbraio 2006 si inauguravano con la cerimonia d’apertura i XX giochi olimpici invernali di Torino

Il bloggante titolare c’era

Guida alle Olimpiadi di Vancouver 2010

* 10 febbraio, 2010 * Sport * 0 commenti

A Torino nasce il Museo Olimpico

* 5 febbraio, 2010 * Sport, Torino * 0 commenti

Via Futura

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C’era il pubblico delle grandi occasioni mercoledì 3 febbraio all’inaugurazione del primo Museo Olimpico italiano, ospitato dal museo di Scienze naturali di via Giolitti. Giornalisti, sportivi di ieri e di oggi, autorità, ma anche tanti appassionati torinesi che volevano rivivere le emozioni delle XX olimpiadi invernali Torino 2006.

A fare da “gran cerimoniere” alla presentazione c’era il giornalista sportivo Massimo De Luca, che si è mostrato entusiasta sia del progetto che del risultato raggiunto. Insieme a lui, spiccava fra tutti una delle promotrici principali di questo museo: il presidente della Regione Mercedes Bresso. “Il museo sarà itinerante”, ha detto la Bresso. “Rimarrà qui a Torino per due anni e poi inizierà a girare per il Piemonte per far rivivere la passione olimpica a tutti i cittadini della regione”.

Torino 2006, 4 anni dopo: il quasi abbandono

* 7 gennaio, 2010 * Economia, Italia, Sport * 0 commenti

Da Repubblica (tutti ce ne siamo accorti. ma nessuno ha scritto)

Un cartello affisso su una grata metallica che transenna l’ingresso dei trampolini olimpici di Pragelato avvisa: “pericolo valanghe, vietato l’accesso”. Un monito più che reale: sulle rampe di lancio dei saltatori con gli sci, e sulla pista di atterraggio, si sono staccate due slavine. Si trova in queste condizioni, abbandonato a se stesso, lo ski jumping di Torino 2006 che ci invidia tutto il mondo.

Quando era stato costruito, s’era scelta – al posto di una struttura provvisoria da smontare dopo l’evento olimpico – una soluzione in cemento armato da 34,3 milioni di euro. E s’era disboscata mezza montagna per creare due salti da gara e tre da scuola, col fine di proseguire nel tempo l’attività agonistica, creare un vivaio di atleti dell’arco alpino occidentale. E affittare l’impianto alle squadre internazionali. Appena 47 mesi dopo le Olimpiadi torinesi, il trampolino di Pragelato è una cattedrale nella neve, abbandonato a se stesso, così com’è chiuso e inutilizzato il jumping hotel costruito alla base dell’impianto: un mega albergo da 120 posti letto. Suona a mo’ di beffa lo striscione con le insegne del “Torino Olimpic Park” e la scritta “benvenuti!”. Viaggio nei siti olimpici abbandonati a 4 anni dalle olimpiadi torinesi.

Il caso dello ski jumping non è isolato: in effetti, tutti gli impianti alpini di Torino 2006 (il fondo sempre a Pragelato, il biathlon a San Sicario, il bob di Cesana costato 61,4 milioni che forse chiuderà alla fine di gennaio e le piste di discesa della Via Lattea), si trovano nelle stesse condizioni di abbandono. Su questi siti non si disputerà più nessuna gara: pur essendo, si può dire, ancora nuovi e fiammanti avendo appena 4 anni di vita, sono scomparsi dalla programmazione degli appuntamenti internazionali con grave danno per l’economia locale e l’immagine del comprensorio sciistico. È davvero uno scandalo, denuncia in una lettera aperta il presidente della Fisi Piemonte, Pietro Marocco, che “questi impianti olimpici siano sottoutilizzati o del tutto inutilizzati in queste condizioni di abbandono proprio nella stagione invernale, la più intensa dal punto di vista agonistico”. Magra consolazione è il fatto che in estate, in pieno agosto, sia stata assegnata una gara del summer grand prix all’impianto di salto che ha un costo di manutenzione stimato in 1.161.226 euro.

Ha vinto Torino (di una volta)

* 4 maggio, 2009 * Pensieri, Torino * 0 commenti

Aldo Cazzullo su Corriere.it

Alla fine non è stata la nuova Torino a conquistare l’America, ma l’antica. A vincere non è la città neogozzaniana mai stata così bella, con le mostre sul barolo e sul cioccolato, i caffè restaurati, le signorine sempre più graziose che mangiano le paste nelle confetterie.

È la sapienza tecnica della metropoli industriale aspra e sobria, squadrata come la città dell’Apocalisse, l’abilità dei capisquadra che sapevano fe’ i barbis a le musche, rifilare i baffi agli insetti, e dei geni ignoti come Dante Giacosa che disegnavano le auto più belle al mondo e nel contempo sapevano progettare un carburatore. Non la città delle Olimpiadi e del turismo e neppure quella inquietante dell’occulto (tutte frottole in verità come i torinesi sanno benissimo) e della movida notturna che ispira l’ultimo preoccupato romanzo di Culicchia: lo sballo all’ombra dei Murazzi del Po, feste, alcol e gioventù bruciata. Bensì la Torino dell’Avvocato, che ovviamente è molto cambiata ma dev’essere ancora parente di quella che Giovanni Agnelli raccontava come «una città di guarnigione, in cui i doveri vengono prima dei diritti, l’aria è fredda e la gente si sveglia presto e va a letto presto, l’antifascismo è una cosa seria, il lavoro anche e anche il profitto».

La Torino di oggi ha un clima più mite e non solo. La vita sociale è più ricca, come testimonia l’antico centro storico, il quadrilatero romano, un tempo deserto già alle sette di sera e divenuto ora una Brera torinese. L’economia si è diversificata. È cominciata l’era terziaria, se è vero che a Torino ci sono più dipendenti comunali (comprese le aziende controllate) che operai Fiat. Non si tratta ovviamente di mettere in contrapposizioni due città e due epoche. Ma forse adesso si capisce meglio che la nuova Torino è figlia di quella antica. Che le eccellenze di oggi —il design, il Politecnico, la ricerca, la comunicazione, il cinema, l’arte contemporanea, financo le Olimpiadi —non ci sarebbero state senza la grande industria, insomma senza quella Fiat con cui la borghesia torinese ha sempre avuto un rapporto ambivalente: da un lato, era spaventata dall’immigrazione e dalle trasformazioni imponenti; dall’altro, orgogliosa per ciò che la Fabbrica Italiana Automobili Torino rappresentava nel resto del Paese.

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I nostri 5.781 euro cadauno

* 16 gennaio, 2009 * Pensieri, Torino * 0 commenti

Chiamparino ha ragione: Torino ha speso molto perchè ha investito molto nella sua trasformazione e nel suo miglioramento e per le Olimpiadi, ma sapere di essere la città più indebitata d’Italia un po’ inquieta

Sindaco Chiamparino è sicuro che i torinesi, i quali hanno appena appreso di avere ognuno sulla testa un debito di 5.781 euro, le farebbero ancora vincere la gara di primo cittadino più amato con il 75% dei consensi? «Sono convinto di sì, quel debito è cresciuto non perché siamo andati a giocare al casinò, ma perché abbiamo trasformato, in meglio, la città. E il cittadino lo può vedere dal marciapiede nuovo alla metropolitana, dai tunnel per favorire la viabilità al passante ferroviario che ci sta restituendo una Torino migliore».

Va bene, ma tra noi che siamo in testa alla classifica dei cattivi e i milanesi e i romani che seguono al secondo e terzo posto c’è una voragine: perché?
«Intanto il loro debito in termini assoluti è più alto. Ma non importa, ciò che conta è che forse qualcuno dimentica le Olimpiadi, un evento che rifarei immediatamente e per il quale è stato giocoforza concentrare in un arco di tempo ristretto investimenti che, altrimenti, avremmo affrontato diversamente e come tutti: rimborsatone uno se ne accende un altro».

A Urbino festa e olimpiadi dei Blogger

* 6 ottobre, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Via Lastampa.it

Si svolgerà dal 10 al 12 ottobre la seconda edizione del Festival dei Blog di Urbino. L’iniziativa
rientra nell’ambito della manifestazione «Parole in Gioco». Il festival nasce sulla scia dei workshop seminariali di  «Conversazioni dal Basso», in programma ogni anno ad aprile presso i corsi di Laurea in Comunicazione Pubblicitaria di Pesaro. Gli incontri organizzati nell’ambito del festival hanno un carattere  scientifico-divulgativo e vedranno la partecipazione di alcuni tra i  blogger più noti a livello nazionale.

In parallelo si svolgerà anche  la prima edizione dei Giochi olimpici dei blogger.  I partecipanti saranno alle prese con una serie di specialità che richiederanno la capacità di fare rete  sociale e di muoversi nello spazio urbano della città di Urbino.

Giamaica: nel paese dei mega sportivi

* 26 agosto, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Via lastampa.it

La Giamaica è la trionfatrice delle Olimpiadi di Pechino 2008, almeno tenendo conto delle dimensioni economiche e demografiche e grazie alla velocità dimostrata in pista dai suoi campioni, in primis Usain Bolt, vincitore di tre medaglie d’oro sui 100 metri, 200 metri e staffetta 4X100 e con i record mondiali messi a segno. La vittoria del piccolo stato caraibico emerge dalla speciale classifica, stilata come di consueto da StageUp-Sport & Leisure Business al termine di ogni edizione dei Giochi Olimpici, che tiene conto delle medaglie vinte in rapporto alla numerosità della popolazione ed alla ricchezza generata dalle nazioni partecipanti. Il Paese caraibico precede Bielorussia e Australia.

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Torture cinesi

* 26 agosto, 2008 * Senza categoria * 0 commenti

Via TuttaCasa&Scuola

Molte case editrici europee (sì, anche italiane) hanno scoperto che conviene stampare in Cina, e stampano soprattutto libri per bambini e per ragazzi.
La rappresentante di una grande tipografia cinese spiega che sono in grado di consegnare grandi quantitativi di libri in nemmeno un mese, e a prezzi estremamente competitivi. Ma alcuni casi resi noti di recente (complici le olimpiadi) denunciano che tutto quello che viene stampato in Cina è soggetto a censura, anche i libri occidentali destinati all’occidente, anche i libri delle case editrici italiane, scritti in italiano, destinati ai ragazzi italiani.
E così si scopre che può venire richiesto, per passare tra le maglie della censura, di emendare gli orrori della Rivoluzione culturale – confessato da una casa editrice francese – oppure di tagliare i passaggi sui milioni di morti provocati dalla scarsa tolleranza del partito comunista verso gli oppositori politici, come è capitato a un editore australiano che ha rifiutato e ha reso pubblica la vicenda.
Ma è difficile saltino fuori queste storie. Perché un editore disposto a chiudere un occhio e accettare la censura (una frasetta qua e là su un testo di storia, che vuoi che sia) in virtù di un forte risparmio (e quindi maggior guadagno) non lo confesserà neanche sotto tortura (cinese).