Massimiano Bucchi racconta la storia del walkman
Si dice che una volta rischiò una multa dalla polizia di New York, il fondatore della Sony Akio Morita, per aver attraversato la strada distrattamente, preso com’era dall’ascolto del suo walkman. Lanciato sul mercato nell’estate di trent’anni fa, il walkman era stato fortemente voluto da Morita contro il parere di gran parte dei suoi collaboratori. Il mercato della registrazione audio era andato sino ad allora verso una crescente fedeltà e qualità sonora, gli obiettavano; perché il consumatore avrebbe dovuto interessarsi a un registratore portatile, e che per di più si poteva ascoltare solo in cuffia? Morita rispose che si sarebbe dimesso dalla presidenza se non ne fossero stati venduti almeno centomila esemplari, e vinse di gran lunga la scommessa: le vendite superarono rapidamente il milione nonostante il prezzo non irrisorio (30.000 yen, 90 dollari negli USA, molto più di un iPod oggi per il costo della vita di allora).
Si dice che una volta rischiò una multa dalla polizia di New York, il fondatore della Sony Akio Morita, per aver attraversato la strada distrattamente, preso com’era dall’ascolto del suo walkman. Lanciato sul mercato nell’estate di trent’anni fa, il walkman era stato fortemente voluto da Morita contro il parere di gran parte dei suoi collaboratori.
Durante le giornate calde delle scorse elezioni iraniane era stata l’unica voce capace di oltrepassare le barriere della censura e arrivare, proprio come il cinguettio di un uccellino, fino alle orecchie dei media occidentali. Così Twitter, dopo essersi lentamente accaparrato l’interesse degli utenti nonostante lo strapotere del fratellone Facebook, era diventato anche il mezzo ideale per una nuova forma di giornalismo partecipativo. Ora però a sminuire il potere del microblogging, una finestrella vuota da riempire con centoquaranta caratteri di testo per raccontare in presa diretta quello che succede nelle vite degli utenti, arriva