Verso Piemonte Digitale
Via QP Mercoledì 16 novembre alle 17.30 presso Rinascimenti Sociali in via Maria Vittoria 38 a Torino, si svolge il primo incontro di conoscenza, condivisione e progettazione di Piemonte Digitale. L’obiettivo della riunione è di iniziare a lavorare a un manifesto, a degli obiettivi, a una organizzazione interna e un programma di breve periodo. L’incontro sarà … Leggi tutto
La vittoria di Donald Trump, la sconfitta di giornalismo e informazione
Donald Trump ha vinto le elezioni americane superando nettamente Hillary Clinton data da tutti i media americani e italiani favorita o meglio vincitrice sperata. Nessuno, o pochissimi, avevano interpretato i segnali che arrivavano dagli statunitensi, dalla gente, dagli elettori. I sondaggisti hanno sbagliato i conti non avendo la capacità scientifica di capire come stavano le cose, misurando male o sottostimando i fenomeni.
Il FOIA all’italiana: nuova trasparenza amministrativa e libertà di accesso alle informazioni in un libro
Un mega libro con tutto quello che serve saper sulla legge sul Foia e sulla trasparenza nella pubblica amministrazione e sull’accesso alle informazioni. Ne parleremo a Perugia il 25 novembre Commento sistematico al D.Lgs. 33/2013 dopo le modifiche apportate dal D.Lgs. 25 maggio 2016, n. 97 Il regime Foia: l’accesso generalizzato e i suoi limiti … Leggi tutto
E ora il sindacato dei giornalisti deve mettere in cassa integrazione i dipendenti
Via Affari Italiani C’era una volta il sindacato dei giornalisti romani. Seimila iscritti e sfide continue agli editori per il rispetto del contratto, sino ad arrivare a stampare un giornale durante gli scioperi per astenersi dal lavoro senza rinunciare al diritto all’informazione. Ora anche Stampa Romana, si piega sotto i colpi della crisi che ha … Leggi tutto
Il Cuore Del Potere 0vvero la vera storia degli anni difficili del Corriere della Sera
GRAZIE Raffaele !
La storia di chi si è battuto per quarant’anni in difesa dell’indipendenza del giornale più famoso d’Italia, il giornale della borghesia illuminata, il giornale di Luigi Albertini e Luigi Einaudi, un giornale che veramente libero non è mai stato perché sempre al centro di appetiti economici e politici. Raffaele Fiengo, giornalista del “Corriere” dagli anni Sessanta, di formazione liberal, ci offre la sua versione dei fatti attraverso le lotte che ha condotto con tenacia sempre dalla parte dei giornalisti per affermare i principi di una stampa libera.
Un’analisi punto per punto dei contenuti della Riforma costituzionale
Un’analisi punto per punto dei contenuti della Riforma costituzionale su cui si vota il 4 dicembre Dicono gli oppositori della nuova Costituzione che essa è scritta male; e anche molti dei suoi sostenitori lo ammettono, ma quasi sempre senza spiegare il come e il perché dell’inadeguata stesura dopo il lungo periodo di gestazione. Non è … Leggi tutto
La repubblica dei brocchi
Un libro di Sergio Rizzo Siamo la Repubblica dei brocchi.” Perché al di là della questione morale, al di là dei reati e del dolo, al di là degli interessi privati che si fanno atti pubblici, la questione cruciale è che la nostra classe dirigente semplicemente non è a livello di quella degli altri paesi … Leggi tutto
Qualche riflessione sui master in giornalismo e non solo a Torino
Giorgio Levi propone delle utili riflessioni sui master in giornalismo … e non solo a Torino
L’avessimo avuta noi questa possibilità negli anni Settanta, invece di dar via le chiappe per un posto da abusivi. Comunque. L’altro ieri mi scrive un ragazzo (laureato neh) che ha finito adesso il biennio del master. E’ una mail affettuosa (come altre che ho ricevuto in questi anni, perché questa è tutta gente educata e colta) e nella sostanza mi chiede: che consiglio puoi darmi ora? Dove posso trovare lavoro? Come faccio ad entrare in un giornale? Così io gli rispondo come avrei fatto ad un ragazzo negli anni Settanta. Fatti promuovere a Roma, bussa a qualche porta, chiedi consiglio a chi conosci dentro una redazione, punta ad un contratto a termine, poi si vedrà. Fatti notare, fai il bravo, non cadere nella trappola dei collaboratori. Farai la fame (ma questo lo saprà soltanto ora).
La Controstoria dell’annessione di Stampa in Repubblica
Lo Spiffero racconta interessanti retroscena della fusione a caldo StamPubblica
Sono in molti ad avere dei dubbi sul futuro della “Busiarda”, soprattutto da quando i dipendenti non giornalisti (poligrafici, amministrativi, addetti ai servizi come fattorini, sistemisti, operatori di telecomunicazioni) vengono chiamati dalla direzione del personale per passare alla Fca, alla ex Fiat, cioè a quel che è rimasto dopo la fuga all’estero.Il discorso è semplice: “Se passate a Fca salvate il posto perché da gennaio non garantiamo più l’occupazione: questo è l’ultimo treno”. E pare che in molti, poligrafici prima di tutti, siano già in Fca da una settimana: sono saliti in corsa sul convoglio senza troppa attenzione alle regole e ai vantaggi. Altri, timorosi, si stanno accodando.
La controstoria del Sole 24 Ore
Il CDR del Sole 24 Ore ha iniziato la la pubblicazione di comunicati con i discorsi tenuti dal comitato di redazione all’assemblea degli azionisti nel corso degli ultimi anni. Una piccola controstoria del Sole 24 Ore, che non si capisce però perche resa pubblica solo ora … Prima Puntata Seconda Puntata Terza Puntata Quarta Puntata … Leggi tutto
La crisi mortale dei giornali italiani
Nel racconto della crisi dell’editoria in Italia spesso il declino dei grandi giornali viene narrato come un evento quasi inevitabile dovuto principalmente a due fattori: la difficile transizione nell’era digitale, con Internet che arriva d’improvviso a sparigliare le carte invadendo di contenuti gratuiti il mercato dell’informazione; e, secondo fattore determinante, la crisi economica e finanziaria globale del 2008. Come dire: cosa potevano fare in questi ultime tre lustri le navi ammiraglie dell’editoria nostrana se non imbarcare sempre più acqua? Ma è proprio così? Basta il combinato di questi due fattori a spiegare (quasi) tutto?
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L’industria dei quotidiani in Italia vediamo come, negli anni, tra alti e bassi, il volume delle copie vendute dai quotidiani abbia raggiunto un picco nel 2006 (con 1,68 miliardi di copie complessive in un anno) per poi continuare a calare.
Quel volume di vendite ha rappresentato l’ultimo, oggi, irraggiungibile picco. Cosa è successo? Molte cose, certo, ma sicuramente un fattore determinante è stata la crisi di un fenomeno editoriale tutto italiano: quello dei “collaterali”. La messa in commercio assieme al giornale di libri, enciclopedie, videocassette e dvd era stata la soluzione trovata dagli editori per rilanciare le vendite in edicola molto prima che cominciasse la concorrenza dei contenuti gratuiti su internet. E per un certo periodo ha funzionato molto bene.
Ma l’eccessivo entusiasmo attorno a questo tipo di vendita ha portato a saturare il mercato asfissiando il lettore con ogni tipo di articoli e gadget editoriali. Il risultato è stato che, secondo stime della Fieg (la Federazione degli editori dei giornali italiani) i ricavi dalla vendita di prodotti collaterali sono crollati nel biennio 2006-2008, con una flessione del 23% e del 49%.
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Secondo rilevazioni di Datamediahub i quotidiani italiani devono rendere invendute intorno al 31-33% di copie sul totale di quelle diffuse. Una percentuale nettamente più elevata rispetto ad altri Paesi come ad esempio la Francia dove le copie rese si fermano al 14-15%. Una differenza elevata perché in quel 16-18% in più rispetto a realtà meglio organizzate ci sono risorse economiche rilevanti letteralmente gettate via dall’industria dei quotidiani italiana. Un altro grosso difetto sul quale poco o niente si è riusciti a intervenire in Italia è il bassissimo peso degli abbonamenti sulla vendita totale dei quotidiani.
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Per un grande gruppo come Espresso-Repubblica i ricavi della divisione digitale rappresentano, nell’ultima semestrale del 2016, solo il 9% del fatturato totale; per Rcs – nonostante il piano industriale 2013/2015 puntasse a portarli al 21% – non hanno mai superato quota 16% sui ricavi totali. Unica eccezione il Gruppo 24 Ore con un peso del digitale sul fatturato del 32%. I dati del gruppo sono riferiti a giugno di quest’anno, ma sulla loro attendibilità ora viene sollevato più di un dubbio. Resta il fatto che uno dei grossi problemi per gli editori, e questo non solo in Italia, è come monetizzare il traffico e l’audience sul web. Molte testate straniere, da quelle tradizionali come il New York Times a quelle native digitali come BuzzFeed, stanno acquistando, o sviluppando al loro interno, tecnologie e competenze per leggere e fornire i dati necessari ai loro clienti con la stessa precisione millimetrica di Facebook e Google (che sul digitale sono gli assoluti padroni). Ma in Italia in questo senso si è fatto ancora molto poco, il che ha ridotto ancora di più il valore del traffico dei siti dei giornali agli occhi degli investitori pubblicitari.
Nel racconto della crisi dell’editoria in Italia spesso il declino dei grandi giornali viene narrato come un evento quasi inevitabile dovuto principalmente a due fattori: la difficile transizione nell’era digitale, con Internet che arriva d’improvviso a sparigliare le carte invadendo di contenuti gratuiti il mercato dell’informazione; e, secondo fattore determinante, la crisi economica e finanziaria globale del 2008. Come dire: cosa potevano fare in questi ultime tre lustri le navi ammiraglie dell’editoria nostrana se non imbarcare sempre più acqua? Ma è proprio così? Basta il combinato di questi due fattori a spiegare (quasi) tutto?