Continuano le mirabolanti avventure arabe della famiglia Landi, e del giovane pirata Samuele: i protagonisti – per capirci – dello scandalo Eutelia. Durante la “vacanza” a Dubai (diciamo latitanza: in Italia non può tornare perchè inseguito da un ordine di custodia cautelare), il buon ex amministratore delegato dell’azienda aretina non è infatti rimasto con le mani in mano. Grazie al prezioso lavoro di un blogger, scopriamo che il buon Landi ha una nuova gallina dalle uova d’oro, dal nome fantascientifico: Kryptotel, società che promette telefonate a prova d’intercettazione. Sede legale, ovviamente, Dubai, visto che – ha ammesso al Mattino di Padova tale dott. Alberto Temporin, responsabile veneto della società – ”se il server si trovasse in Italia non sarebbe legale”.
A spiegare in cosa consiste Kryptotel è lo stesso Temporin: “È un software che viene applicato all’iPhone 4 o al telefono fisso. Il programma attiva la chiamata all’interno della linea cifrata Vpn, gestita da un server che appartiene alla Kryptotel. In questo modo le intercettazioni sono impossibili. Il servizio KryptoMobile non transita dalle centrali pubbliche, ma utilizza la connessione internet via wi-fi o 3g/Umts cifrando il contenuto in modo sicuro senza lasciare alcuna traccia né possibilità di registrazione dei dati”. Costo: 199 euro al mese, per una clientela che – a detta di Temporin – spazia “dagli avvocati agli imprenditori”.
Chief Executive Officer Tim Armstrong is talking with advisers to Yahoo! Inc. to gauge its interest in combining the companies after the ouster of CEO Carol Bartz, according to two people familiar with the matter.
Armstrong is discussing options for a combination aimed at strengthening the two Internet companies, said the people, who wouldn’t be identified because the talks aren’t public. He has talked with private equity firms and investment bankers from Allen & Co. working with Yahoo, one person said.
Armstrong had been interested in a merger with Yahoo last year and was rebuffed while Bartz was at the helm, one person said. Her departure prompted him to reconsider the option, and, under one scenario now being considered, Yahoo would acquire AOL and Armstrong would become CEO of the combined company, the person said.
“Riscriviamo il futuro” è il tema degli Stati generali dell’Informazione che Ordine dei Giornalisti della Campania, Assostampa Campania, Inpgi e Casagit hanno indetto per lunedì 12 settembre a Napoli all’hotel Alabardieri alle ore 10. Una giornata di lavori divisa in due sessioni. La mattinata sarà dedicata a un ampio dibattito sui temi più attuali, dal lavoro autonomo al precariato, dalla riforma dell’Ordine ai cronisti minacciati dalla criminalità. Nel pomeriggio alcuni gruppi di lavoro elaboreranno un documento di sintesi. Gli organizzatori hanno chiesto ai colleghi Romolo Acampora e Carmela Maietta di presiedere gli Stati generali a cui sono invitati i vertici nazionali di categoria.
Da oggi esiste un nuovo portale nazionale per la dignità della professione giornalistica. L’indirizzo è precariato.odg.it. Una ‘casa’ per mettere in rete le esperienze di collaboratori, corrispondenti, precari, free lance, partite iva. Tutti insieme, accomunati dall’appartenenza all’Ordine dei Giornalisti, con lo scopo di condividere esperienze, dare consigli e vie di uscita per fronteggiare una precarizzazione sempre più stringente che riguarda l’intera categoria. Il portale è uno degli obiettivi che si è posto il gruppo di lavoro sul precariato del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.
In rete esperienze, fatti, notizie raccolte e pubblicate per dare consapevolezza ai colleghi. Un aiuto per uscire da situazioni a volte kafkiane, a volte di profondo disagio personale. Giornalisti uniti in un network nazionale, sotto l’egida dell’Ordine, per la dignità della professione, contro lo sfruttamento.
In piazza il 15 ottobre. L’abolizione per decreto legge dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. L’estensione della precarietà. Le norme che affossano l’esito del referendum dello scorso giugno. Il continuo impoverimento dell’università e della scuola pubblica. Tutto in una manovra finanziaria “poco credibile” e che aumenta le diseguaglianze. Crescono gli appelli contro le ultime decisioni del governo Berlusconi. Tra gli altri: “Verso il 15 ottobre. Costruiamo l’alternativa”, un documento firmato da numerosi esponenti della società civile. Un invito alla mobilitazione e a scendere in piazza, a Roma, il prossimo 15 ottobre. “Siamo indignati perché si potrebbe fare altro; perché vorremmo uscire dalla crisi attraverso la costruzione di un nuovo modello di sviluppo che colga la sfida della riconversione ecologica dell’economia e di uno sviluppo sociale partecipato, basato sulla centralità dei saperi e dell’innovazione”
Dall’alternanza all’alternativa. Già fissate le tappe di avvicinamento alla manifestazione. Si partirà con un’assemblea pubblica a Roma, sabato 26 settembre. “Crediamo sia necessario aprire una discussione pubblica nel paese, tra tutti coloro che si stanno prodigando sulla mobilitazione internazionale del 15, ma anche e soprattutto con tutti coloro che pagano sulla loro pelle quanto sta accadendo”. L’obiettivo è “connettere i fili della resistenza alla crisi, per immaginare e costruire un’alternativa politica con passione e spirito d’innovazione”. Perché il rischio è sostituire “a una vera alternativa al governo di Berlusconi e della Lega, un’alternanza, fatta delle stesse politiche con maggioranze diverse, perché tutto cambi senza che in realtà nulla cambi”.
Se per qualcuno il titolo di questo post può avere un suono troppo ironico o persino irreale, sono pronta a dimostrare grazie ad una serie di annunci estrapolati dal web dal collega Fidora e selezionati da me, come purtroppo questi messaggi sono veritieri. Tristemente veritieri.
E’ questa una costante degli annunci di ricerca riservati ai giornalisti. In alcuni casi a loro (a noi) è riservata una ricompensa che consiste nella possibilità di vedere spettacoli gratis (esempio riviste del settore). Nella migliore dei casi ai giornalisti verrà riconosciuto il biennio valido per l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti. Ciò che non viene detto, però, che una “conditio sine qua non” per presentare domanda di iscrizione all’Albo dei Giornalisti, elenco Pubblicisti, è l’avvenuto pagamento da parte dell’editore. Se non si è retribuiti (come recitano la maggior parte degli annunci selezionati) non si ha questa possibilità. Inoltre, in molti annunci si cercano giornalisti dove il premio, è appunto, l’iscrizione all’Albo dei giornalisti. Ma se si è già giornalisti (appellativo riservata solo agli iscritti all’Ordine Professionale) perché il “premio” riservato è l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti al quale bisognerebbe essere già iscritti?
TechCrunch is on the precipice. As soon as tomorrow, Mike may be thrown out of the company he founded. Or he may not. No one knows. And if he is, he will be replaced by — well, again, no one knows. No one knows much of anything. Certainly no one at TechCrunch. This site is about to change forever and we’re in the total fucking dark. I’ve been able to piece together little bits of information here and there, and it’s not looking good. Hence, this post.
By now, if you read TechCrunch, you likely know about the nuclear situation that has exploded over the past several days. Mike unveiled an investing entity known as the “CrunchFund” with full AOL support — so much support, mind you, that they’re the largest backers of the fund — only to have his legs kicked out from under him due to what can only be described as nonsensical political infighting and really poor communication. To make matters worse, some Journalists (with a big “J” and even bigger senses of entitlement) have proceeded to pile on, despite having no real knowledge — at all — of the way TechCrunch actually works. And now here we are.
Earlier this evening, I wrote a post on my personal blog attempting to explain to those outside our company how TechCrunch actually works from an editorial perspective. The notion that Mike, or anyone else, investing in a company would dictate some sort of giant conflicted agenda is laughable. Literally. If Mike tried to get me to write some unreasonable post about a company he had invested in, I would laugh at him. But he would never do that. Ask Loic Le Meur. Ask Kevin Rose. Ask Shervin Pishevar. Ask Airbnb. Ask countless others. He didn’t get to where he is by being an idiot. He has gotten to where he is by being honest with his readers. Even if everyone doesn’t always agree with him, he has been honest. And he’s brought forth information that no one else has, even when it’s probably not in his best interest to do so.
Audiweb ha pubblicato il 05 settembre i dati di audience online aggiornati al mese di luglio di quest’anno. Complessivamente sono 26,2 milioni gli Italiani che hanno navigato almeno una volta attraverso un PC nel mese di luglio 2011, con un incremento annuo del 10%. Nel giorno medio sono online 12,2 milioni di utenti attivi, il 12,8% in più rispetto al 2010.
Se il dato generale consente, in attesa del consuntivo di agosto, di confermare che internet non va in vacanza, il dettaglio relativo ai giornali online permette di aggiornare la visione rispetto all’ andamento di quotidiani e “superblog” proposto ad aprile, che non aveva mancato di suscitare il dibattito ed anche qualche polemica.
L’elaborazione realizzata da jumpingshark si presta a più di una considerazione sia in riferimento ai quotidiani tradizionali che, forse ancor più, ai “superblog”, a quelle fonti di informazione all digital che sono nata relativamente di recente in Italia.
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Per quanto riguarda i “superblog”, ed in particolare le testate che sono a cavallo tra un quotidiano tradizionale ed un blog, purtroppo i dati sono relativi esclusivamente al numero di pagine viste. Nello specifico vengono rilevati Il Post e Lettera43 mentre non compare L’Inkiesta, il terzo delle nuove proposte editoriali di portata nazionale che hanno visto la luce nell’ultimo anno.
Sia rispetto agli obiettivi dichiarati al lancio da Lettera43 che più in generale, i nuovi player, seppur nella parzialità dei dati, “stentano”, non sembra che riescano a sfondare.
Se da un lato potrebbe esserci un tempo fisiologico di costruzione del brand da parte dei new comers che non godono evidentemente della notorietà accumulata negli anni dai player tradizionali [in primis Repubblica & Corsera come mostrano i dati], dall’altro lato potrebbe essere la conferma di come vi sia complementarietà e rinforzo reciproco di ciascun mezzo, di ciascuna piattaforma.