John Paton, CEO of Digital First Media (and Journal Register Co. and MediaNews Group) explained the Digital First business approach better than I would (which is good, since he’s the CEO) in his June address to the International Newsroom Summit in Zurich: How the Crowd Saved Our Company. His recent post on news media as medium and messenger elaborates, including the slide below. His September post announcing the formation of Digital First discussed some of the results of the approach so far (and we’re just getting started).
Peter Kirwan’s analysis of the Digital First approach also provides a good explanation. Ken Doctor’s post The newsonomics of ComboCo gave some insight on our plans (though much of it was speculative, so you might not see everything he mentioned).
Un problema di fiducia & responsabilità: le marchette lasciamole ad altri
La proposta lanciata un paio di giorni fa in questi spazi di di stilare un decalogo, partendo dalla base offerta da Timu, una sorta di codice di autodisciplina prima di restare schiacciati non solo sotto il peso dell’infobesità ma anche di quello delle bufale, ha già raccolto un’adesione fin oltre le aspettative, segno evidente che esiste la percezione diffusa del problema.
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Nel momento in cui, anche nel nostro Paese, il Web ottiene un credito, una fiducia superiore ad altri media sottovalutare la portata e l’impatto della diffusione crescente, al pari dell’utilizzo, di “bufale”, rischia di instaurare dinamiche pericolose che certamente tutti coloro che tengono ad una informazione tanto libera quanto responsabile non devono trascurare.
Anche gli imprenditori nel loro piccolo si indignano
Via Linkiesta Il mondo cambia e Forbes questa volta non pubblica la solita lista dei più ricchi del mondo, ma quella degli imprenditori più buoni, quelli «indignati» da come vanno le cose nel mondo e cercano di risolverle, come li ha definiti la stessa rivista. Fra le storie di imprenditori sociali, quelli che risolvono problemi … Leggi tutto
In Piemonte gli Open Data sono per legge
Via QP Buone notizie dal Consiglio Regionale del Piemonte che oggi ha approvato all’unanimità l’attesa legge sugli Open Data. In pratica da oggi i dati della Regione Piemonte saranno accessibili a tutti i cittadini e utilizzabili. La novità è una vera e propria rivoluzione nella gestione dei dati della nostra amministrazione locale. I relatori della … Leggi tutto
ITALIC n. 8: fede, speranza, contemporaneità
Nel nuovo numero di dicembre/gennaio: alla faccia di chi lo dava per morto, fra chi crede per tradizione, nuovi italiani che adottano vecchi culti e altre religioni, Dio è più popolare che mai. Più dell’80% degli italiani si dichiara credente, e il bisogno di sacro rimane fortissimo.
Disperazione di massa per morte di tiranno
Da apprezzare l’allineamento perfetto dei coreani infranti per la morte del loro tiranno
La crisi economica for dummies in radio
Un ottima idea di Radio 24 per spiegare la situazione economica agli italiani Martedì 20 e mercoledì 21 Dicembre Radio 24 vi da una mano a capire la crisi. Due giornate di programmazione speciale per spiegarvi cosa sta accadendo: le informazioni, gli approfondimenti, i consigli degli esperti, il quadro internazionale, le Borse. Due giornate dedicate … Leggi tutto
L’anno della protesta
Secondo Time la persona del 2011 è colui che protesta. La scelta è decisamente azzeccata dopo tutto quello che è accaduto in molti paesi del mondo. La scelta è però anche profetica perchè visto quello che ci aspetta nel 2012 e quello che succederà come effetto nell’ambito sociale, ci saranno molti altri focolai di protesta. … Leggi tutto
La fine del TG1 in un ebook
Via Europa Quotidiano A novembre 2011 il Tg1 diretto da Augusto Minzolini, con il 22,07 per cento di share, tocca il punto più basso degli ascolti nella storia della testata. Francesco Siliato analizza per Europa le ragioni del tracollo e racconta, direttore per direttore, gli alti e bassi del primo telegiornale. Scarica gratuitamente l’ebook La … Leggi tutto
Cinque domande sull’epurazione dei pubblicisti
L’Ordine dei Giornalisti per anni ha avuto la stranezza abissale di avere due tipologie di figure professionali: i giornalisti di serie A e di serie B: i professionisti e i pubblicisti. Per anni i pubblicisti sono proliferati perchè al sistema servivano voti, carne da macello e numeri. Il sistema andava rivisto e ristrutturato da tempo facendo uscire di fretta “i mercanti dal tempio”, ma non si è fatto nulla per una redenzione morale. Ora arriva la mazzata, non inattesa, delle liberalizzazioni a venire e inizia “la grande rivoluzione” in cui terrorizzati i portatori di privilegi cercheranno di salvare il privilegio. Ma ora i topi stanno per uscire dalle tane e i gatti li mangeranno.
Qualche quesito sull’evoluzione delle cose di Stefano Tesi
Che fine, professionalmente parlando, faranno gli 80mila colleghi, non è dato sapere. Qualcuno propone di relegarli in un albo “ad esaurimento”, come i Cavalieri di Vittorio Veneto, ma senza medaglie al merito.
I diretti interessati (o meglio, chi all’OdG formalmente li rappresenta) ovviamente alzano le barricate e difendono anche le poltrone, i privilegi, le diarie e le indennità di un fortino in un tutta onestà non sempre difendibile. Tanto da indurre un commentatore (qui) a parlare di “Ordine prigioniero dei pubblicisti”.
Beh, contrariamente ad altri colleghi ho preferito pensarci bene prima di affrontare l’argomento, che mi pare assai più complesso e spinoso di quanto sembri.
E non mi sono unito al coro di chi per istinto, e forse un po’ superficialmente, ha gioito per questa paventata abolizione dicendo che finalmente non si ritroverà più accanto, nel mestiere, a dopolavoristi e signore bene.
Mi pare una posizione, sebbene comprensibile, miope e ingenerosa, ma soprattutto un po’ avventata, priva degli scrupoli che ci si dovrebbero fare quando si prendono decisioni destinate a incidere pesantemente sulla vita e sul futuro lavorativo delle persone.
Preferisco invece farmi e porre ai lettori alcune domande.