La scure degli editori si abbatte sui freelance e sulla legalità

Di   17 Gennaio 2011
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Documento della commissione lavoro autonomo per il congresso Fnsi Via Refusi:

Oggi in Italia essere giornalisti freelance non è quasi mai una libera scelta, e spesso è solo una costrizione, a causa di condizioni di mercato che raramente offrono la possibilità di assunzioni o prospettive di stabilità e a volte spingono all’apertura – controvoglia – di una partita IVA.

Molti freelance non cercano necessariamente il posto fisso, ma tutti chiedono che sia garantita anche a loro la possibilità di vivere decorosamente con il proprio lavoro, condizione che si verifica in percentuali assai più elevate fra i liberi professionisti di altri settori e Ordini. Ma troppo spesso il termine “freelance”, in Italia, è solo un eufemismo elegante per definire un lavoratore sottopagato e senza diritti, quello che in altri settori – soprattutto del lavoro intellettuale – viene comunemente definito “precario”.

Oggi bisogna tornare a portare in primo piano i problemi della libertà e della qualità dell’informazione. Il che significa ridare valore e dignità al lavoro giornalistico, a partire da quello dei freelance e dei precari. Puntando sul merito, sull’autonomia di coscienza e di giudizio, sulle competenze e sulle capacità, che hanno un costo e devono contare su diritti certi e prospettive chiare. Sia che si lavori dentro o fuori dalle redazioni.

Negli ultimi mesi la volontà degli editori di ridurre i costi, aumentare i profitti e la crisi economica hanno portato la situazione del lavoro precario a livelli ormai insostenibili. Dopo anni di mancanza di tutele e certezze per il futuro, spesso nell’illusione di un posto fisso (che per la maggioranza, in un mercato sempre più flessibile, non arriverà mai), i freelance stanno ora assistendo a una rapida riduzione delle loro collaborazioni e dei compensi, quasi sempre già al di sotto dei livelli minimi di decoro ed accettabilità