Popular Science tutto online

Via Luca Castelli Una cosa è certa: non c’è niente di certo. Almeno non per quanto riguarda i giornali e Internet. Proprio mentre il vento sembrava essere cambiato, con le bellicose dichiarazioni di Rupert Murdoch nei confronti di Google e l’annuncio del New York Times di un dolce passaggio verso le news online a pagamento, … Leggi tutto

Marc Andreessen: per i vecchi media è ora di bruciare la flotta

Via Techcrunch

Legend has it that when Cortes landed in Mexico in the 1500s, he ordered his men to burn the ships that had brought them there to remove the possibility of doing anything other than going forward into the unknown. Marc Andreessen has the same advice for old media companies: “Burn the boats.”

Yesterday, Andreessen was in New York City and we met up. We got to talking about how media companies are handling the digital disruption of the Internet when he brought up the Cortes analogy. In particular, he was talking about print media such as newspapers and magazines, and his longstanding recommendation that they should shut down their print editions and embrace the Web wholeheartedly. “You gotta burn the boats,” he told me, “you gotta commit.” His point is that if traditional media companies don’t burn their own boats, somebody else will.

Andreessen once famously put the New York Times on deathwatch for its stubborn insistence on trying to save and prolong its legacy print business. With all the recent excitement in media quarters recently over Apple’s upcoming iPad and other tablet computers, and their potential to create a market for paid digital versions and subscriptions of newspapers and magazines, I wondered if Andreessen still felt the same way. Does he think the iPad will change anything?

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Modelli ibridi dell’editoria

Via Marco Bardazzi “Ibrido” sembra essere la parola magica del momento. Al Salone dell’Auto di Ginevra, le case automobilistiche di tutto il mondo hanno fatto a gara a presentare modelli ibridi o ad annunciarne l’arrivo. Ma anche nel mondo del giornalismo e, più in generale, nel settore della comunicazione e dei contenuti online, soprattutto negli … Leggi tutto

Rendere felice un Malinconico

Via Repubblica Il giovane Anemone rendeva felice anche Carlo Malinconico, in quel momento segretario generale alla presidenza del Consiglio e poi presidente della Fieg. “Su richiesta di Angelo Balducci l’imprenditore contribuiva all’organizzazione e pagamento di più soggiorni vacanza presso l’hotel “Il Pellicano” di Porto Santo Stefano”. Naturalmente Malinconico non deve pagare un euro: “Mi raccomando, … Leggi tutto

Riflessioni sparse sul futuro dei media cartacei e digitali

Via Massimo Cavazzini

a Milano si è tenuto un incontro, organizzato da The Ruling Companies, sul futuro dell’informazione. “I giornali di carta e l’informazione su Internet: confronto e prospettive” il titolo, relatori Marco Tosi di Icon Medialab, Giuseppe Minoia di Eurisko, Claudio Giua Gruppo Espresso, Paolo Panerai di Class Editori, Luca De Biase de Il Sole 24 Ore e Marco Pratellesi di Corriere della Sera. In sintesi questi gli interventi a beneficio di chi non c’era :)

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Le speranze del NYT per l’Ipad

Via GDGT Martin Nisenholtz del NYT Why did we come out three weeks ago to develop an app for the iPad?” Wait, three weeks? Scott said peeps had 2 weeks. Anyway! We’re incredibly psyched to pioneer the next generation of digital journalism It captures the essence of a newspaper, but it’s so much more

Separare il grano dal loglio

Matteo Bordone saluta con eleganza e pacatezza la RAI dopo la chiusura di Condor, ricordando che nelle aziende editoriali esistono professionisti straordinari e geni insieme a zoccole e incapaci intruppati. Per salvarle è necessario che i competenti e gli onesti riescano ad isolare ed eliminare nani e ballerine. Qui per approfondimenti su loglio e grano … Leggi tutto

Il lungo addio di Editor & Publisher

Molti giornali cartacei stanno chiudendo e da buoni cultori della rivoluzione digitale non abbiamo grossi rimpianti. Qualche lacrimuccia simbolica lo richiede la chiusura di Editor & Publisher per anni la vera Bibbia del settore dell’editoria. Un giornale serio, storico, ma che non si è mai tirato indietro rispetto all’innovazione. E che pare soccombere prina di molti altri giornali che si sono arroccati nella loro arretratezza. Ma per loro è solo questione di tempo. E&P quasi sicuramente avrà un futuro on-line dato che rappresenta ancora un punto di riferimento di tutto il mondo dell’editoria. Ma il numero datato gennaio 2010 sarà quasi certamente l’ultimo su supporto di derivati della cellulosa.

Gli aggiornamenti della redazione

Yesterday, at 2 p.m., we shipped the possibly final issue of Editor & Publisher from our office here at Astor Place in New York City.  For the record, it is the January 2010 issue, so we made it into our 126th year, at least. But hope remains that we will continue.

As many know, we got our inexplicable closing notice from The Nielsen Co. on December 10, which was met by outrage, thousands of supportive messages and even an unlikely place on the Twitter trending list.

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I numeri della crisi verticale delle news old media

Via nuova Informazione

541 uscite per pensionamenti e prepensionamenti, di rado volontari e di rado incentivati. 103 colleghi coinvolti dalla cassa integrazione, fortunatamente spesso con rotazione, e 104 in contratto di solidarietà, ma tutti senza prospettive di pensione e a rischio di perdita del posto di lavoro. Giro un riassunto, preparato da Enrico Ferri, delle vertenze seguite dalla FNSI che si sono aperte quest’anno. Altre se ne erano aperte a fine 2008, come alla 7 e alla poligrafici, e fanno salire i numeri. A questo vanno aggiunti i numeri delle vertenze seguite dalle associazioni regionali senza l’intervento federale e quelli dei posti di lavoro persi alla spicciolata, dall’oggi al domani, in una infinità di aziende che hanno chiuso lasciando a casa uno o due giornalisti senza seguire alcuna procedura sindacale.
Guido

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Come Google può aiutare i giornali

Eric Schmidt CEO di  Google sul WSJ ripreso da Paidcontent

This is a long way from where we are today. The current technology—in this case the distinguished newspaper you are now reading—may be relatively old, but it is a model of simplicity and speed compared with the online news experience today. I can flip through pages much faster in the physical edition of the Journal than I can on the Web. And every time I return to a site, I am treated as a stranger.

So when I think about the current crisis in the print industry, this is where I begin—a traditional technology struggling to adapt to a new, disruptive world. It is a familiar story: It was the arrival of radio and television that started the decline of newspaper circulation. Afternoon newspapers were the first casualties. Then the advent of 24-hour news transformed what was in the morning papers literally into old news.

Now the Internet has broken down the entire news package with articles read individually, reached from a blog or search engine, and abandoned if there is no good reason to hang around once the story is finished. It’s what we have come to call internally the atomic unit of consumption.

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Bisanzio di carta

Via Dario Salvelli Qualche giorno fa Condè Nast ha annunciato la chiusura di Gourmet Magazine ed altri giornali. Kevin Demaria lavorava in Gourmet ed ha pubblicato Last Days of Gourmet, alcune eloquenti foto sull’ultimo giorno di lavoro in Gourmet. Devo dire che danno un quadro dell’editoria cartacea abbastanza negativo e deprimente ma in fondo reale.

Il consumatore finale

Via Repubblica.it Silvio Berlusconi è “corresponsabile della vicenda corruttiva” alla base della sentenza con cui la Mondadori fu assegnata a Fininvest. Lo scrive il giudice Raimondo Mesiano nelle 140 pagine di motivazioni con cui condanna la holding della famiglia Berlusconi al pagamento di 750 milioni di euro a favore della Cir di Carlo De Benedetti. … Leggi tutto