La Cronologia del caso Agile

(Giugno 2003) Dalla fusione tra Plug-it e Edisontel nasce Eutelia.

(Settembre 2004) Aem Torino cede il 40,185% di Noicom a Eutelia.

(Maggio 2006) La multinazionale olandese Getronics, cede la sua filiale italiana, a Eutelia, per la simbolica cifra di 1 €. Nasce Eunics. Getronics Italia porta in dote diversi milioni di euro di TFR (non meno di 54 ml€) ed un significativo volume di commesse di circa 180 ml €.

(Dicembre 2006) Eutelia annuncia che la partecipata Eunics acquisisce il 100% di Bull Italia con 450 dipendenti. Bull Italia porta in dote contratti con clienti importanti (commesse per oltre 80 mln €), un capitale enorme in proprietà immobiliari tra cui quella sul sito di Pregnana Milanese ricadente sul territorio della futura EXPO di Milano e circa 7 milioni di euro per incentivazioni all’esodo a cui la società non ha voluto dar seguito.

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E alla Fine GM non ha ceduto Opel

Il consiglio di amministrazione della General Motors ha deciso di mantenere il controllo della filiale europea Opel/Vauxhal cancellando ogni piano di vendita. La decisione di mantenere Opel da parte del consiglio di amministrazione di General Motors  è stata presa alla luce del miglioramento della situazione della stessa Gm ma anche a un contesto economico più … Leggi tutto

Siamo all’8 settembre

Da un’intervista di Piero Citati a Carlo Fruttero su Repubblica «Non capisci. Non vedi. Non vuoi vedere. Non vedi che tutto si sta disgregando sotto i nostri occhi? Tutto è a pezzi, in rovina. Camminiamo tra i frantumi e i detriti. Non c´è più nulla che regga. Tutti blaterano. Tutti parlano per dire male. Non … Leggi tutto

Un’analisi dei suicidi a France Telecom

Via Personal Coaching

L’ondata di suicidi e tentati suicidi che sta affliggendo France Telecom e con essa la pragmaticamente coesa società francese non dà segno di interrompersi nonostante la fuoriuscita del vicepresidente tagliatore di teste e l’accordo sindacale.

La questione stupisce molti perché alle mentalità sbrigative dei manager viene fatto di pensare che, cancellata la causa, la malattia dovrebbe passare da sola.

La spiegazione della questione è duplice:
1. la causa non solo non è stata cancellata, ma neppure compresa
2. le ferite della cultura d’impresa richiedono molto tempo per crearsi, ma ancor più per rimarginarsi

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Come licenziare duemila persone senza che nessuno se ne accorga

Beatrice Borromeo sul Fatto Quotidiano

Non tutte le aziende in questi mesi di recessione chiudono per colpa della crisi. Ci sono anche storie di malagestione (o almeno di scelte imprenditoriali difficili da comprendere) come quella di Eutelia- Agile, i cui dipendenti sono sempre più disperati: in più di 2.000 sospettano di essere già stati licenziati, ma ancora non ne sono sicuri. Partiamo dalla cronaca di questi giorni. Sembra imminente la richiesta di rinvio a giudizio del pm della procura di Arezzo, Roberto Rossi, nei confronti degli amministratori di Eutelia spa, società aretina quotata in borsa che si occupa di telecomunicazioni e servizi per la pubblica amministrazione, soprattutto ministeri. Tra gli indagati Raimondo e Samuele Landi, rispettivamente amministratore delegato e vicepresidente della società. A difendere il primo, il principe del foro Ennio Amodio, già avvocato di Silvio Berlusconi durante la prima fase del processo Imi-Sir lodo Mondadori. I reati contestati: frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita.

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Chiuso per paura di ritorsioni

Cristiano Lucarelli chiude il Corriere di Livorno Mi piace sempre ricordare, parlando di editoria, che città molto più piccole di Livorno, vedi Rimini (90.000 abitanti), contemplano la presenza di ben quattro quotidiani.Giorno dopo giorno, però, ci siamo accorti che questo giornale veniva etichettato come il Corriere di Lucarelli (e sfido chiunque a dimostrarlo), che le … Leggi tutto

Crisi sì, crisi no, ripresa sì, ripresa no

Marina Cassi su Lastampa.it Sono meno pessimisti, ma la realtà non da loro ragione. Siamo al paradosso: gli imprenditori hanno aspettative da ora a fine anno meno negative di prima rispetto a ordini, export e produzione, ma poi quando devono prevedere il proprio futuro immaginano un ulteriore calo dell’utilizzo degli impianti precipitato al 55% – … Leggi tutto

La Spoon River delle aziende piemontesi

Stefano Parola su Repubblica.it

Ecco l´elenco dei “caduti”, le aziende che non ce l´hanno fatta a superare la crisi. C´è chi era debole e ha ricevuto il colpo di grazia dal momento congiunturale deleterio. C´è chi forse, crisi o non crisi, sarebbe fallito lo stesso. Dietro a ciascun nome ci sono un imprenditore che ha fallito e un gruppo di dipendenti che è in cassa integrazione o in mobilità. Solo una mappa, creata con i dati di Camera di commercio, Cgil e Cisl.

Perché, come spiega la segretaria della Cisl Piemonte Giovanna Ventura, «la chiusura coinvolge in modo particolare la miriade di piccole e medie aziende, soprattutto metalmeccaniche, tessili e orafe, che sfuggono anche al nostro monitoraggio. Purtroppo non siamo che all´inizio di un´escalation negativa sull´occupazione della regione».

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Le lettere dalla crisi

Repubblica ha fatto raccontare la crisi dai suoi attori, altri l’avevano fatta raccontare dai guru

L’altra faccia della crisi – come raccontano le oltre 5mila testimonianze raccolte su www.repubblica.it – è il dramma delle oltre 580mila persone che hanno perso il lavoro in Italia nel primo semestre dell’anno. O che rischiano di perderlo nei prossimi mesi. Una marea che (purtroppo) continua a montare, come si può intuire da questa pioggia di e-mail, un muro del pianto online che disegna il ritratto trasversale di una società tricolore sempre più “liquida”, dove la congiuntura negativa non ha risparmiato davvero nessuno.

I licenziamenti di massa di una volta, dicono le lettere arrivate sul sito, sono una categoria da archeologia industriale. La via crucis dei lavoratori del Belpaese oggi è uno stillicidio di piccole grandi tragedie dove i vecchi steccati sociali sono saltati. Scrivono i dipendenti rimasti senza stipendio ma anche i datori di lavoro (“i ricavi della mia azienda di intimo sono crollati del 60% – si sfoga il titolare della mantovana Project Five – dieci impiegati su 16 sono in cassa e se non arrivano ordini a fine anno deve chiudere”).

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I sopravvissuti al crack di Lehman Brothers

Via Repubblica.it Quello che lo scatolone se l’è portato dietro fino in Vietnam. Quello che adesso scrive romanzi di fantascienza. Quello che fa le riparazioni domestiche. Quello che continua a fare il banchiere e ogni giorno si presenta al 745 sulla Settima Avenue: è cambiata solo l’insegna della ditta. Quello che adesso ripulisce titoli tossici. … Leggi tutto

Perché la Borsa perde pezzi

Via il Sole 24 Ore

Delisting, che passione. Vale davvero la pena di approfondire il perché. In tempi di ribassi di Borsa, si sa, fioccano le uscite dai listini, per lo più giustificati (almeno ufficialmente) da quotazioni di mercato troppo sacrificate e che non riflettono il reale valore del titolo (ma se l’investimento in azioni, come spiegano tutti i libri di finanza, è da considerare nel medio/lungo termine, prima o poi il mercato dovrebbe giungere a quotazioni adeguate …).

In più da marzo la Borsa ha fatto molta strada, tutt’altro che ribassista l’andamento, ma mentre le IPO latitano ancora (eccezion fatta per le tre “matricole” del nuovo listino AIM Italia: IKF, Neurosoft e VRWay Communication), i delisting si susseguono imperterriti. È ora la volta di Permasteelisa, che per un cambio di azionariato sarà oggetto di un’OPA obbligatoria a 13 euro per azione, che dovrebbe chiudersi entro gennaio/febbraio 2010. Da inizio 2009 sono state già cancellate dalle quotazioni, per effetto di OPA volontaria, Anima SGR (acquistata da Banca Popolare di Milano a 1,45 euro per azione e non più quotata dal 2/3), Meliorbanca (acquistata da BPER a 3,2 euro per azione e non più quotata dal 6/3) ed Ergo Previdenza (acquistata da Ergo Italia a 4,51 euro per azione e non più quotata dal 7/4).

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