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Gli strumenti, le tecniche e il metodo per svelare fenomeni occulti o inspiegabili, che quasi sempre inspiegabili non sono!Per indagare occorre armarsi di razionalità, spirito d’avventura e una fornita biblioteca. Questo libro, in sei lezioni piene di verve, introduce al metodo scientifico e mostra come applicarlo per trovare una spiegazione convincente a una serie esemplare di fenomeni apparentemente inspiegabili.
Mario Calabresi su Lastampa.it
Ieri mattina – grazie al lavoro dei nostri giornalisti – abbiamo avuto gli audio degli interrogatori di Avetrana, le voci di Michele e Sabrina Misseri, con la confessione dettagliata e tormentata da parte dello zio dell’omicidio di Sarah Scazzi. Non era mai capitato di avere la possibilità di ascoltare in tempo reale un interrogatorio, divulgato fuori da ogni regola prima ancora dei rinvii a giudizio e di qualunque decisione della magistratura.
Ci siamo chiesti cosa farne e se metterli subito sul sito web, sicuri di fare un record di contatti. Ne abbiamo discusso e abbiamo deciso di buttarli, perché non aggiungevano nulla a quello che avete già letto fino a oggi, perché non servivano a chiarire nulla e perché potevano essere utili solo a solleticare le morbosità, a infilare la testa più in fondo nel pozzo.
Ne abbiamo avuto conferma poche ore dopo, mentre stavo cominciando a scrivere queste righe, quando una trasmissione televisiva per famiglie – pagata con il canone e in orario pomeridiano – ha cominciato a mandarne in onda frammenti audio accompagnandoli con un dibattito osceno e surreale.
…
Sono convinto esista un limite e ieri passava per la diffusione di quei file audio, per questo penso sia tempo di tornare a rispettare quel lenzuolo bianco. Altri lenzuoli invece il giornalismo deve continuare a sollevare e sono quelli che rivelano gli scandali, le corruzioni e le criminalità, che fanno meno circo e meno audience e amerebbero il silenzio.
Apparentemente contraddittorio, il silenzio assordante è una sensazione che sono certo ciascuno di noi ha vissuto almeno una volta nella vita. E’ esattamente questo stato d’animo che mi ha mosso ad approfondire il silenzio stampa, trasversale ad ogni orientamento politico, sulle gravi carenze, sulle limitazioni, che presenta l’informazione nel nostro paese.
In una nazione dove l’informazione è troppo spesso merce di scambio, che il silenzio dell’editoria nostrana potesse essere il prezzo del favore ricevuto amareggia ma non sorprende. Decisamente più anomalo il silenzio sul web dove apparentemente nessuno sembrava interessato. Tra i diversi quotidiani on line l’unico accenno viene fatto dal neo nato Lettera43 che tratta la notizia parlando della Francia senza riferimento alcuno alle dinamiche del nostro paese.
Un tempo erano necessarie le referenze . Oggi sono indispensabili le georeferenze. Geolocalizzare un’attività commerciale non è più un optional ma un imperativo categorico per stare al passo con i tempi e incrementare il business. Con la diffusione esponenziale di cellulari e smartphone dotati di GPS interno, cresce anche l’abitudine di rintracciare un negozio (o un’azienda) con i motori di ricerca collegati alle mappe. Non esserci equivale a non esistere. Allora, come ci si geo-referenzia? Google ha creato una guida in tre puntate: Suggerimenti per la creazione di schede commerciali gratuite con Google Places. Ecco la prima:
Se avete già una scheda commerciale e desiderate modificarla, o se non avete ancora rivendicato la vostra scheda commerciale, visitate o effettuate l’accesso a Google Places qui. Il campo “Azienda/organizzazione” costituirà il titolo della scheda, perciò vorrete inserire il nome esatto della vostra attività.
Il titolo della scheda commerciale deve riflettere il nome esatto della vostra azienda, così come è nel mondo reale. Se da un lato è accettabile escludere estensioni aziendali come S.n.c., S.r.l. o S.p.a., in quanto tali identificatori non sono utili agli utenti, assicuratevi di non aggiungere descrizioni che non fanno parte della denominazione ufficiale dell’attività e di non apportare modifiche al nome stesso. Il titolo della vostra scheda commerciale deve corrispondere al nome reale dell’attività (ad esempio insegna, intestazione della carta da lettere o biglietto da visita) al fine di rispettare le linee guida sulla qualità di Google Places. Le schede che violano tali linee guida possono essere sospese e non appariranno nei risultati di ricerca di Google.
La prima parte della guida, a cura di Claudia Pfalzer, Local Search Quality di Google Italia, è qui.
E’ uscito un mese fa, e fa ottime analisi
Stampacadabra nasce il 14 settembre 2010 con una missione precisa: dare e fornire uno sguardo quotidiano al meraviglioso, intricato, ma affascinante mondo dell’editoria. Quotidiani, riviste, magazine, giornali in genere sono i soggetti preferiti delle nostre analisi, anticipazioni, interviste, curiosità, anteprime. Il tutto realizzato con un taglio veloce, moderno, a tratti così confidenziale oppure puntualmente dettagliato.
Il blog non si focalizzerà sulla mera distribuzione, non sarà un ricettacolo fotografico di prodotti editoriali, o un freddo raccoglitori di comunicati stampa o di tutte le novità editoriali (specialmente quelle che finiscono in edicola) presenti quotidianamente sul mercato. A noi piace osservare tutto ciò che si può sfogliare da molteplici angolazioni, soprattutto quella grafica: copertine, schemi, scelte di colore, impostazioni sono il materiale di cui ci cibiamo. Perchè oggi anche l’aspetto visivo assume un’importanza quasi determinante, specialmente agli occhi del cliente che decide di acquistare quel tipo di prodotto e non altri, e agli occhi dei competitor di ciascuna testata, che ogni volta cerca di differenziarsi dalle molteplici proposte di cui è inondato il mercato.
Fnac ha lanciato il suo ebook reader: Fnacbook, un lettore in grado di leggere i formati epub, pdf, jpeg, png, bmp, mp3.
Fnacbook è dotato di wi-fi, e connessione 3G gratuita nella Francia metropolitana.
Verrà venduto a partire dal 10 novembre con precaricati una cinquantina di classici mondiali.
Costerà 199 euro per ora solo in Francia.
Di fronte alla grossa crisi che coinvolge il manifesto, ecco alcune proposte per reinventarsi il giornale, alla luce delle strade che si stanno sperimentando nella stampa italiana.
Manigiornale
Un quotidiano print on-demand. Esce con notizie perfettamente customizzate per il lettore che le paga. Vuoi un mese intero un dieci pagine dedicate a Montezemolo che violenta dei nani da giardino? Basta chiedere.(Manifesto)1
Un giornale che mette da parte un po’ le notizie dal mondo, e sceglie di concentrarsi sulla sua vera missione: occuparsi con attenzione sempre più ostinata di quello che accade nella sinistra.
Possibile borderò per un numero zero. Primo piano su «C’è uno schieramento compatto a favore di Casini premier». Interni: «Si cerca di fare un accordo con Fini sulla legge elettorale». Cultura: «Si rivalutano certe aperture sul sociale di Storace». Lettere dei lettori: «Vi ho sempre letto. Se non arrivano i fondi per l’editoria sono anche disposto a rilevare la testata. Vostro Aff.mo Benedetto XVI».Manifatto quotidiano
La redazione, i giornalisti, l’impianto rimangono identici. Cambia solo l’impaginazione: il giornale esce arancione su beige in 48 font diversi; e una volta all’anno in allegato un paio di ciabatte da mare e le pagine della cultura.Maniriformista
Un free-press fatto solo di commenti sulla politica italiana, e l’idea rivoluzionaria di non finanziarsi con la pubblicità ma con i necrologi. E certo l’intento per il futuro di riuscire a amalgamare perfettamente i due generi.Maniavanti
Un giornale in mp3, fatto solo di conversazioni registrate. Una volta a settimana, una versione su carta – con riflessioni sullo stato dell’informazione in Italia, e editoriali di Lavitola del genere: «Ho detto al telefono che lo volevamo gambizzare? Ma no! Era tutto cazzeggio!».
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La nuova emorragia di documenti segreti o riservati o inediti riversata da Wikileaks, l’organizzazione che si dedica allo scoperchiamento delle pentole, non rivela niente che non sapessimo o che non sospettassimo fortemente. Dice quello che alcuni di noi, quelli persuasi che le guerre siano amarissime, dolorosissime avventure nelle quali è lecito addentrarsi senza fette di salame retorico, ideologico o, peggio, manicheo sugli occhi, soltanto quando è inevitabile difendersi e dopo che la diplomazia, la ragione, le pressioni non militari abbiano esaurito tutte le loro possibilità. Chi ancora sostiene che la Seconda Guerra Mondiale scoppiò perchè Chamberlain piegò le gambe di fronte a Hitler, nella Monaco del 1938, crede, o finge di credere, che se Inghilterra e Francia avessero fatto la voce grossa, quel lucido demente criminale che si era impadronito dell’anima tedesca per un decennio avrebbe alzato le spalle e si sarebbe ritirato in buon ordine nella sua graziosa villa nelle Alpi Bavaresi con la cagna Blondi ed Eva Braun a godersi il panorama.
L’Enel non acquisterà più spazi pubblicitari sul Fatto Quotidiano. È la ritorsione per un articolo sgradito. Ce lo ha fatto sapere per iscritto l’Ufficio Stampa dell’Ente. Ne prendiamo atto. Grazie a vendite e abbonamenti, non dipendiamo dalla benevolenza dei signori della pubblicità. Non scriviamo sotto dettatura.
Preoccupa che la pubblicità non serva a promuovere un prodotto, ma ad addomesticare l’informazione. Troppi giornali, grandi e piccoli, sono tenuti in soggezione dagli investimenti pubblicitari. Troppi giornalisti scrivono con il timore di provocare un danno economico che l’editore non perdonerebbe.
L’Enel sta piazzando in Borsa le azioni della controllata Enel Green Power. Chiede 3 miliardi di euro ai risparmiatori. Ma questi, quando leggono articoli incoraggianti, devono chiedersi se i consigli per gli acquisti sono il frutto delle pressioni pubblicitarie dell’Enel? La rappresaglia contro Il Fatto è scattata per un nostro articolo, pubblicato domenica scorsa, definito “feroce stroncatura” a causa di un solo, blando, giudizio: “L’Enel si fa pagare abbastanza le azioni Enel Green Power”. Insopportabile, per i signori delle inserzioni, usate per premiare i giornali docili e obbedienti.
Il settore dell’editoria nel nostro Paese è investito da una crisi molto pesante, la più gravedall’ultimo dopoguerra. Oltre cento testate – tra quotidiane e periodiche – di idee, cooperative, non profit, di partito, edite e diffuse all’estero e tante aziende dell’emittenza locale sono sull’orlo della chiusura”. Questa denuncia è contenuta in una lettera che decine e decine di direttori di testate di quotidiani politici e di cooperative hanno inviato ai Presidenti della Camera e del Senato e che appare più che un estremo appello.
Una situazione che si sta preannunciando di una gravità estrema e che già sta procurando chiusure, procedure di liquidazione, avvio di contratti di solidarietà e che potrebbe aprire una prospettiva realistica di quasi 4500 posti in meno tra giornalisti e lavoratori del settore. Una fotografia di una situazione che la Fnsi e le altre organizzazioni del settore hanno denunciato più volte con manifestazioni pubbliche e con conferenze stampa. Nonostante tutto ciò dal governo non sono arrivati messaggi rassicuranti ma solo vaghe promesse di interventi sine die.