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Vittorio Pasteris

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Finanza creativa e debito pubblico greco

* 16 febbraio, 2010 * Economia, Mondo * 0 commenti

Via Ilsole24Ore

La finanza creativa di Wall Street, e in particolare due grandi banche come Goldman Sachs e JP Morgan Chase, utilizzando ingegneria finanziaria simile a quella dei subprime negli Stati Uniti e cessione di diritti come vendite e non come garanzie su prestiti hanno aiutato la Grecia a mascherare l’entità del suo debito pubblico superiore ai 300 miliardi di euro, mettendo il paese a rischio default.

Lo scrive nell’edizione domenicale con ampio rilievo il New York Times, secondo cui una serie di meccanismi swap messi a punto dalle due banche hanno permesso alla Grecia di ipotecare alcuni settori della propria economia mascherando parte del debito alle autorità comunitarie di Bruxelles, perché le operazioni in questione, perfettamente legali, non appaiono come prestiti bancari ma come vendite con pagamenti differiti. In particolare, la Grecia avrebbe finanziato parte del suo deficit sulla sanità pubblica impegnando i futuri introiti sulle tasse aeroportuali, i pedaggi autostradali e gli incassi legati alle lotterie di stato.

Anche quando la crisi era ormai vicina le banche americane di investimento erano alla ricerca di modi per aiutare la Grecia a procrastinare il giorno della resa dei conti. All’inizio di novembre – tre mesi prima che Atene diventasse l’epicentro del terremoto del debito sovrano nell’Eurozona – un’equipe di banchieri di Goldman Sachs arrivò ad Atene, secondo il New York Times, con una proposta per il nuovo governo che lottava per far fronte ai debiti e al deficit ormai al 12,7% del Pil.

Bollettino dello disastro finanziario del 5 febbraio

* 5 febbraio, 2010 * Economia * 0 commenti

Via IlSole24Ore

Non si arresta l’ondata di vendite sui listini azionari europei sulla scia della speculazione innescata ieri dai timori sulla tenuta dei bilanci di Grecia, Spagna e Portogallo. Sulla base dell’indice Eurostoxx 600 che ha perso l’1,88%, la capitalizzazione delle borse europee accusa una perdita di altri 100 miliardi di euro dopo i 150 miliardi di ieri. A Piazza Affari, il Ftse All Share e il FTSE Mib hanno perso entrambi il 2,75%. Parigi, dopo il deficit record annunciato dal Governo francese, è la peggiore (-3,4%), Francoforte cede l’1,79% e Madrid l’1,01%.

A incoraggiare i realizzi i timori per la delicata situazione delle finanze spagnole e di quelle portoghesi, messe sotto osservazione dalla stessa Commissione europea. Il commissario europeo, Joaquin Almunia, ieri ha infatti puntato l’indice su Grecia, Spagna e Portogallo.

Bollettino dello disastro finanziario del 4-5 febbraio

* 5 febbraio, 2010 * Economia, Pensieri * 0 commenti

Via Sole24Ore

I timori sullo stato dell’economia dei paesi dell’Eurozona, come Grecia, Spagna e Portogallo (reduce dal flop di un’asta di titoli di stato) hanno alimentato le vendite sui listini mondiali. A Wall Street l’S&P 500 ha lasciato sul terreno il 3,11%, il Dow Jones il 2,61% e il Nasdaq il 2,99%. I listini hanno scontato, oltre alle preoccupazioni per il debito dei paesi europei, l’aumento a sorpresa delle richieste di disoccupazione.

Stesso segno in Europa: l’indice Eurostoxx 600 ha perso oltre il 3%. Il Vecchio Continente ha visto andare in fumo circa 128 miliardi di euro in termini di capitalizzazione. Madrid la piazza peggiore, con un tonfo del 5,94%. Oggi il Tesoro spagnolo ha venduto titoli di stato per 2,5 miliardi di euro con scadenza 2013. La domanda è stata buona (quasi il doppio dell’offerta) , ma Madrid ha dovuto pagare un tasso piuttosto salato. Il rendimento medio infatti è stato del 2,63 per cento, contro il 2,14% dell’ultima asta del 3 dicembre.

Ieri il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, aveva affermato che Spagna e Portogallo hanno «problemi comuni» con la Grecia (il cui piano di rientro dai debiti ha avuto il via libera dalla commissione Ue) oggi è stata la volta del direttore del Fmi, Dominique Strauss Kahn, che ha dichiarato che la crisi spagnola è «molto forte». Solo ieri, Deutsche Bank, nella presentazione dell’outlook 2010 sull’economia, aveva messo in allerta nei confronti della situazione debitoria di molti Stati europei, evidenziando il problema Madrid, un Paese la cui crescita è stata costruita sulla bolla immobiliare e dove la disoccupazione è vicina al 20%. «Il vero pericolo potrebbe venire dalla Spagna, che è un Paese ben più importante della Grecia», aveva spiegato Luigi Sottile, responsabile delle gestioni patrimoniali in Italia, «se la Spagna andasse in gravi difficoltà, e qualche segnale c’è, potrebbe essere un rischio più alto per il sistema di quello che stiamo vedendo oggi con la Grecia».

Dubai bonds

* 27 novembre, 2009 * Economia, Pensieri * 1 commenti

Ricomincia la spirale della finanza “gorgo” dal paradiso di Dubai Via  Finanza Online

Lo spettro del crac per Dubai fa tremare i mercati. La richiesta di moratoria di 6 mesi su debiti da oltre 59 mld di dollari da parte di Dubai World, la holding controllata dal governo di Abu Dhabi che ha sviluppato alcune delle strutture capaci di rendere un pezzo di deserto tra le più famose località mondiali, ha scosso i mercati. La holding dello sceicco Mohammed Bin Rashid Ai Markum ha un rosso totale da 80 mld. Ieri le Borse europee hanno bruciato 152 miliardi di euro di capitalizzazione (Wall Street è rimasta chiusa per il Thanksgiving day). Londra ha ceduto il 3,18%, -3,41% per Parigi, -3,25% per Francoforte e -3,60% per Milano. Italia che risulta secondo partner europeo e settimo a livello mondiale del paese arabo. Nel complesso risultano 70 i creditori europei del Dubai World con ad esempio Hsbc che sarebbe esposta per 17 mld. Secondo quanto stimato dal credit Suisse, se la metà dell´esposizione stimata per le banche europee venisse persa, gli accantonamenti per crediti inesigibili nel 2010 crescerebbero del 5%.


Il pasticciaccio del caso Zunino

* 22 luglio, 2009 * Economia, Pensieri * 1 commenti

Via Dagospia

Con circa quattro miliardi di euro incagliati nel gruppo Zunino, ai piani alti delle principali banche italiane ci sarebbe poco da ridere. Ma basta parlare con qualche pezzo grosso di Intesa-Sanpaolo (la più esposta con il costruttore piemontese), o di Unicredit e Monte Paschi, per scoprire che anche in questa (ennesima) tragedia bancaria c’è spazio per il buon umore.

A suscitare l’allegria è la magnifica storiella che Mf racconta da due giorni ai suoi lettori, secondo la quale sarebbe stata la moglie di Zunino a scegliere come consulente Salvatore Mancuso, il famoso risanatore messinese che per la Procura di Milano sarebbe invece “l’amministratore di fatto” di questo nuovo Buco con le banche intorno.

Che Mancuso sia l’inviato delle banche in casa Zunino, a Milano lo sanno anche i sassi della Ca’ de Sass, e del resto non c’è proprio nulla di male. A cominciare da Intesa, dove regnano i suoi amici (e soci) Corrado Passera e Gaetano Miccichè, è assolutamente comprensibile che gli istituti che hanno pompato così tanti soldi nelle avventure di Zunino abbiano un loro uomo in Risanamento. Se poi Mancuso abbia tramato per salvare i suoi danti causa e danneggiare gli altri creditori, lo stabilirà il pool guidato da Francesco Greco.

….
La verità è che ci sono due problemi oggettivi, e non soggettivi, nella mega-magagna Zunino.

Se si fa fallire Risanamento, con almeno 2,9 miliardi di impatto negativo sulle banche creditrici, emergeranno seri problemi nei bilanci e nella stabilità di Intesa, Unicredit, Montepaschi e Banco Popolare (con effetti subito visibili nei coefficienti Tier1 e Tier2). E a quel punto anche il governatore Mario Draghi dovrà dire, e soprattutto fare, qualcosa.

Ma se le banche continueranno a pompare soldi nelle esangui vene zuniniane per evitare il fallimento, non si potrà tacere oltre lo scandalo di un imprenditore che in tempi di stretta creditizia ha già avuto 35 euro di prestito per ognuna di capitale proprio. Come lo si spiega alle migliaia di imprenditori molto più sani che ogni giorno si vedono sbattere la porta in faccia dai Signori del Credito? Li difenderà Emma Marcegaglia, socia in Equinox Due? Li difenderà Tremonti, poi costretto a emettere nuovi Tre-Bond per puntellare la solidità delle banche?

Bollettino dello disastro finanziario del 1 febbraio

* 1 febbraio, 2009 * Economia, Pensieri * 0 commenti

Eugenio Scalfari su Repubblica

1. Il Pil degli Stati Uniti registra un arretramento del 3,8 sull’anno precedente. Potrebbe anche andar peggio, certo non andrà meglio.
2. La crisi bancaria è tutt’altro che sopita: è una brace che potrebbe ancora stimolare fiammate incendiarie con effetti devastanti sul sistema bancario mondiale.
3. La recessione dell’economia giapponese sta superando il livello di guardia. Il rallentamento di quella cinese non è meno preoccupante e impone un cambio di strategia radicale: dal sostegno alle esportazioni al sostegno dei consumi e delle retribuzioni sul mercato interno.
4. Il protezionismo guadagna terreno nelle politiche nazionali, sia in Usa sia in Oriente. Ne risente anche il mercato europeo.
5. L’industria automobilistica registra in tutto l’Occidente una crisi senza precedenti. Gli aiuti dei governi procedono in ordine sparso dando luogo inevitabilmente ad una sorta di protezionismo indiretto non meno devastante del protezionismo esplicito.
6. I titoli cosiddetti tossici, cioè privi di valore oggettivo, pesano sulla finanza globale. Gli ottimisti valutano il rischio ad una cifra che sfiora i mille miliardi di dollari, i pessimisti la moltiplicano di due volte e mezzo. Per affrontare un rischio di così enormi dimensioni si prospettano due soluzioni: una “bad company” a carico dei contribuenti ed una “società segregata” a carico dei possessori di quei titoli-spazzatura. In entrambi i casi una massa enorme di persone vedrà ulteriormente devastati i suoi redditi e i suoi patrimoni.

Quando ti pagheranno per farti un prestito

* 17 dicembre, 2008 * Economia, Pensieri * 0 commenti

Dopo il “semitassozero”  dei Fed Funds USA Lavoce.info fa il punto della situazione

La discesa dei prezzi di oggi potrebbe trasformarsi in deflazione e aggravare così la crisi. E’ il timore di Ben Bernanke, che per questo ha portato il Fed Funds Rate quasi a zero, per dare fiato ai consumatori e agli investimenti. Ma il presidente della Fed è anche l’unico a combattere questa battaglia. Perché gli Stati Uniti sono nel periodo di transizione fra due presidenti e l’Europa si muove con una lentezza da pachiderma. Soprattutto per la posizione della Germania. Nell’economia americana, da due mesi, i prezzi scendono anziché salire come era sempre successo da decenni a questa parte. Prima, meno 1 per cento in ottobre, ora meno 1,7 per cento in novembre.

I consumatori che non hanno perso il loro posto di lavoro vedono la cosa con sollievo. E infatti alla fine di novembre hanno riempito i negozi d’America per approfittare degli sconti e dei saldi anticipati. Quest’anno, però, negli Stati Uniti le luminarie natalizie sono state accese in ottobre.

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L’uomo da 50 miliardi di dollari

* 14 dicembre, 2008 * Diritti, Economia * 0 commenti

Via Sole 24 Ore

Per quasi 50 anni Bernard Madoff, “Bernie” per gli amici, ha gestito la sua attività di brokeraggio a New York come “family business”. E come un affare di famiglia questo settantenne dall’aspetto bonario pensava di concludere la sua onorata carriera prima di consegnarsi alle autorità per quello che potrebbe rivelarsi come il più grande scandalo della storia di Wall Street. All’alba di giovedì, quando gli agenti federali sono entrati nel suo appartamento nel cuore di Manhattan per arrestarlo, Bernie ha dichiarato candidamente di non avere «spiegazioni innocenti» per giustificare un buco che, per sua stessa ammissione, ammonta ad almeno 50 miliardi di dollari, cinque volte, per avere un paragone, il crack di Worldcom del 2002.

La spiegazione “autentica” è quella che ha fornito lui stesso ad alcuni dei suoi più fidati collaboratori, quando, secondo l’atto di accusa depositato dalla Sec, li ha chiamati a raccolta per una confessione shock: la sua attività di investment advisory era semplicemente «una gigantesca bugia» dietro la quale si nascondeva la più classica delle truffe, la catena di Sant’Antonio meglio conosciuta negli Usa come il «Ponzi scheme».

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La crisi finanziaria for dummies

* 14 dicembre, 2008 * Economia, Italia * 0 commenti

La fine del Venture Capital come lo conosciamo, forse

* 8 dicembre, 2008 * Economia * 0 commenti

Via Techcrunch

Last week, something turned. We found out that not only are we in a recession, but it started a year ago. Tech layoffs went into overdrive (12,000 at AT&T, 600 at Adobe, 130 at Real Networks), bringing the total unemployed tech workforce to at least 90,000, by our count.

Even Facebook decided to indefinitely postpone an earlier plan to allow employees to sell some stock privately. One likely consideration in Facebook’s about-face is that outside investors may no longer be willing to buy Facebook stock at the already-lowered $4 billion internal valuation the plan called for, never mind the over-inflated $15 billion that Microsoft got in at last year.

Capital is drying up, and things may still get worse before they get better. So far in this downturn, we’ve seen startups batten down the hatches (as they should) and hope to survive long enough to make it out the other end. But what about venture capital firms? When will we start to see the VC layoffs and fund closures?

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