Il marchettificio dei giornali di moda e non solo

Via Linkiesta

Dicesi marchetta quel pezzo che non parte esattamenteda un confronto genuino delle idee all’interno una redazione, ma che viene confezionato strumentalmente per assecondare interessi altrui, completamente distanti e diversi da quelli dei lettori. C’è la marchetta a un politico, c’è la marchetta a un attore o a un film in uscita, c’è la marchetta alla nuova macchina, c’è la marchetta economico-finanziaria, c’è la marchetta di moda, ecc, ecc.

Laddove esistono consistenti interessi economici, la marchetta è sempre in agguato. E badate bene, nei giornali non è detto che tutto ciò che non va parta necessariamente da un direttore, spesso tra le seconde e terze linee decisionali si annidano giornalisti infedeli che sono in grado di confezionare polpette avvelenate senza che il numero uno ne sia esattamente a conoscenza. Insomma, come vedete il mondo della marchetta è assai complesso.

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La ricattabilità dei poveri (tra i giornalisti)

Via Stefano Tesi Secondo il supremo organismo giornalistico l’indipendenza dell’informazione dipenderebbe insomma, detto in soldoni, dal rischio – evidentemente inteso come costante minaccia – di licenziamento a cui, in base all’approvanda normativa, sarebbero sottoposti i cosiddetti “contrattualizzati”. Cioè quelli col posto fisso. I quali, per evitare di trovarsi a spasso, sarebbero in qualche modo costretti ad obbedire agli ordini disinformativi … Leggi tutto

Lavoro giornalistico gratis, marchette, conflitti di interesse e altre cose

Via Il Fatto Quotidiano C’è chi vive di altri lavori, non giornalistici, o di rendita. Firma pezzetti da qualche parte per giustificare la dicitura ‘giornalista’ affianco agli eventi che organizza e per i quali ottiene sponsor e compensi. C’è chi è convinto che oggi lavora gratis, ma domani le cose andranno meglio. Beata ingenuità. Di solito … Leggi tutto

Nuovi strumenti per valutare un giornale online

Stefano Maruzzi su Linkiesta

Ricordo anche quando negli anni novanta i primi articoli del Wall Street Journal sul tema citavano le Hit come l’unità di misura delle dimensioni e del successo di un sito Web. Ho iniziato ad avvicinarmi a diversi strumenti di analytics, affascinato dal miraggio di una precisa misurazione del comportamento dei consumatori sulle pagine di una proprietà online. Da quei giorni i progressi in materia sono stati significativi lato tecnico, meno nel livello di comprensione di chi è chiamato a commentare pubblicamente i dati rilevati da terze parti. Oggigiorno dare rilevanza e formulare giudizi sulla base delle stime di traffico è quantomeno superficiale. Sintetizzando al massimo:

Unique Users e PageView (soprattutto quest’ultima) sono metriche alquanto vuote e inutili salvo per assegnare l’ipotetico medagliere a cui non è interessato proprio nessuno. Gli UU sono un’unità di misura alquanto vaga e incompleta, soprattuto quando stimati attraverso panels spesso capaci di sottostimare anche di diverse dozzine di punti percentuali il reale traffico come l’esperienza mi insegna. Ancora peggio, se possibile, con le PVs, un dato quantitativo privo di qualsiasi significato se non quello di indicare un volume generico, spesso artificiosamente gonfiabile. Pensate a una foto gallery di modelle in costume o al video di uno scoiattolo particolarmente intraprendente che mette in fuga un orso grizzly. Visto spesso, forse addirittura troppe volte.

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L’Inpgi non ce la farà più

Avevamo paventato la cosa poche settimane fa … eccola nella realta (via Franco Abruzzo) E’ allarme rosso per l’editoria e per il lavoro”. L’ha detto Franco Siddi, segretario nazionale Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana) questa mattina intervenendo a Cagliari all’assemblea degli iscritti dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna. “Servono azioni straordinarie per capire come resistere in … Leggi tutto

Prove generali di un’Edicola Italiana digitale

Via Corriere.it I quattro principali gruppi italiani di editoria d’informazione – L’Espresso, Mondadori, RCS e Sole 24 Ore – hanno definito con una lettera d’intenti la costituzione di un consorzio per la realizzazione di un’edicola digitale. Ciò consentirà agli utenti di acquistare semplicemente, in un unico luogo online e in formato digitale, i prodotti giornalistici … Leggi tutto

La discesa dei quotidiani tradizionali online e la crescita dei nativi digitali

Via Il Giornalaio

Sono stati diffusi ieri i dati Audiweb relativi all’ audience online del mese di febbraio 2012.

Complessivamente l’audience online nel giorno medio registra una crescita del 7,3%, con 13,8 milioni di utenti attivi. Calano però sia il tempo speso, che passa da 1 ora e 37 minuti a 1 ora e 26 minuti, che le pagine viste, che si riducono a 166 da 202; il tempo per pagina si riduce altrettanto del 7,2%. Dunque, a parità di condizione, vi sono più persone che accedono ad Internet ma, pare davvero, vi dedicano meno tempo, minor attenzione ed interesse.

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La parabola discendente di Murdoch e i suoi trucchetti per fregare i competitori

Via Sole 24 Ore

Al centro delle inchieste giornalistiche c’è Nds, una società che faceva capo a NewsCorp e a Permira, ceduta un mese fa a Cisco per 5 miliardi di dollari. Specializzata in tecnologia per le pay tv, Nds – secondo quanto riportato dal giornale economico australiano – avrebbe creato una divisione specializzata nel controllare il mondo degli hacker e coloro che potevano decrittare i codici delle carte per sintonizzare le pay tv. Roba seria se è vero che a capo della struttura c’era Reuven Hasak, ex numero due dello Shin Bet, i servizi israeliani. Tanto seria che il capo della divisione europea, dal 1996 al 2002, è stato un ex alto funzionario di Scotland Yard, Ray Adams.
Lo scoop dell’Australian financial review nasce proprio da Adams, o meglio dalle 14mila email che proverebbero – per NewsCorp in ultima istanza non provano nulla – che era stata lanciata una campagna contro un hacker svizzero, Jan Saggiori, secondo il quale Nds avrebbe deliberatamente danneggiato i concorrenti. In altre parole, il sospetto è che sia stato architettato un piano per svelare i codici delle carte in dotazione ai competitors delle pay tv del gruppo Murdoch. Carte false che sarebbero circolate fra i clienti, provocando gravi conseguenze economiche per imprese australiane lanciate nel business delle pay tv.

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